Archivio Settembre 2009


La gola mi bruciava,mentre l’ennesimo sorso di uno scadente scotch whisky ,si faceva spazio verso il mio stomaco;Juan Belmonte mi fissava dalla parete,mentre l’ossessionante e affascinante ritmo del Bolero,moderato,uniforme,crescente,si era impossessato di ogni mia azione,coprendo le sua urla con l’aggiunta di sempre piu’ strumenti ,nelle sue famose diciannove ripetizioni.
Un vestitino nero aderente,giarrettiera e tacchi a spillo Guess,neri,confezionavano un corpo da possedere,da avere,da dominare,selezionato da me ,con la stessa tecnica della tauromachia,come quei tori che durante la corrida,si presentavano così forti e che pian piano,si arrendevano all’ingegno del matador,trafitti inizialmente dalla pica,poi le banderillas e infine il colpo di grazia,con la spada,tra le prime due vertebre cervicali.
Lei così adesso a me appariva,forte,ma sempre piu’ im mio possesso;la sua pelle aveva un sapore acido ed eccitante,mentre vederla lì,canina,costretta,urlante,in una stanza tappezzata da ampi ritagli di polistirolo,per insonorizzarla,dipinti di rosso, a ricreare l’ambiente quasi da arena,mi eccitava sempre piu’.
Il Bolero imperseverava e il sesso ,in quella stanza,si stava materializzando nell’aria.
Non la volevo scopare,ma annullare,mentre la pica si era infilzata nella carne rosea e sexy della sua coscia sinistra.
Strazio e orgasmo,il suo dolore,il mio godere.
Le giravo attorno per domarla e studiarla;
l’altra coscia fu penetrata dalla prima banderillas.
Il toro e il torero,la dura lotta tra l’animale istintivo e l’animale creativo;la seconda banderillas nel costato.
Cadde.
Guardai il pubblico che mi acclamava.
La terza nel gluteo destro;la mente;applausi,urla e l’attesa.
Mi avvicinai con la spada per graziarla,ma la sorte volle,che la prima stoccata fosse fermata da un osso del cranio;mira sbagliata.
Avevo letto in “morte nel pomeriggio” di Hemingway,che in gergo,questo errore veniva chiamato Pinchazo.
Agonizzante,dello stesso colore delle mie pareti,occhi supplichevoli di morte:dovevo mirare bene;
(applausi).
riuscii a inserire la spada tra le due vertebre cervicali,affondo.
Abbattuta.
Il pubblico attendeva l’ultimo dono:estrassi lo spadino,mozzai l’orecchio destro e lo lanciai a loro;un successo,mentre Ravel terminava la sua folle rincorsa e Belmonte mi fissava entusiasta,ero riuscito a eliminare la piu’ selvaggia tra le bestie da me selezionata.
Ma lo spettacolo deve continuare.

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(Basato su un fatto realmente accaduto e da me riadattato)

Si sveglio’ con un tremendo mal di testa.Erano sicuramente passate le tre della notte,se ne accorgeva dall’aria fredda e pungente di Febbraio;si alzo’ dalla panchina,stirando tutti i muscoli del corpo,come un gatto appena sveglio,e pian piano,con una sensazione sgradevole di nausea,si avvicino’ alla fontana sita al centro della piazza,per sciacquarsi il viso e tornarsene a casa.

Il centro cittadino era quasi del tutto deserto,tranne qualche auto che sporadicamente,passava con gente che si recava perlopiu’ verso il luogo di lavoro a turni,come le acciaierie e gli stabilimenti petroliferi della zona.

Si rese conto che anche lui doveva darsi da fare;iniziava una nuova giornata,durante la quale doveva necessariamente accumulare quelle 100 euro necessarie per comprare la sacra quotidiana dose di eroina,che gli avrebbe permesso di trascorrere con serenita’ le ore giornaliere successive.

Con quelle poche dosi di ashish che aveva,ne avrebbe potuto ricavare neanche la meta’ di quanto gli serviva per tutta la giornata,ma meglio cercare di accumulare subito.

Nel cortile di fronte,una ragazza era appena arrivata col proprio scooter e dopo averlo posizionato sul cavalletto,sistemo’ lo scivolo di legno sotto il gradino della porta di casa,per poter entrare tranquillamente il mezzo.

Le tre del mattino,una porta d’appartamento aperta,una ragazza sola:poteva esserci occasione migliore per iniziar al meglio il lavoro diurno?

Si accosto’ in penombra dentro il cortile,dopo aver atteso che la ragazza portasse dentro lo scooter e si fosse apprestata a togliere lo scivolo per richiudere definitivamente la porta.

La prese di schiena,tappandole la bocca con una mano e con l’altra puntandole un coltello al fianco destro;

gli occhi di lei erano terrorizzati;la costrinse ad entrare in silenzio;tutti dormivano e nel buio del sottoscala comincio’ a colpire uno,due,cinque,dieci volte.

Si introdusse con cautela nelle stanze al pianterreno,accorgendosi che quelle da letto si trovavano tutte al piano superiore.

Apri’ i cassetti del salone,dove riusci’ a recuperare delle posate in argento,alcuni oggetti in oro,e trecentocinquanta euro in contanti,nascosti in un fazzoletto di stoffa.

Mise i soldi in tasca e la refurtiva nella parte interiore del giubotto e usci’ velocemente,allontanandosi dall’appartamento e dalla piazza,per andar di corsa verso casa.

Per strada penso’ che per un paio di giorni sarebbe potuto star tranquillo,si era procurato il necessario e poteva agire con calma per i giorni successivi.

Spesso si girava indietro,come per paura di essere seguito e anche per assicurarsi sempre piu’ che si stesse allontanando da quella casa.

Si fermo’ d’un tratto,e comincio’ a guardarsi attorno;la citta’ dormiva serena e dalle case immaginava provenire istantanee di vita da lui mai vissute;ma che freddo;e quella ragazza?Era morta?Stava soffrendo ancora dopo una serata passata col ragazzo o con gli amici?Con che diritto aveva distrutto quella storia di vita?Aveva spezzato sogni e bruciato aspettative…Per cosa?Per quella merda che al contatto col suo sangue gli mandava una scarica di adrenalina mostruosa,che presto lo avrebbe reso schiavo di un altro crimine?E se era arrivato ad uccidere,cosa avrebbe potuto fare ancora?

Usci’ il coltello dalla tasca,ancora sporco di sangue;lo fisso’.

Lacrime cominciarono a fluire sul viso,mentre le tempie martellavano incutendo un profondo dolore alla testa;

fu deciso…li’ dove da tempo la vita gli aveva inflitto l’onere della sofferenza,con poche centinaia di euro in tasca e col viso di quella ragazza davanti a se’…li’ con la luna che voleva lasciar il suo posto e col cielo che illuminava i suoi passi agonizzanti…

netto fu il taglio alla gola e interminabili e dolorosi i minuti di sofferenza….ma li’ col suo sangue a colorar le dure strade che lui conosceva da tempo fini’ la sua corsa e il suo odiato walzer con la droga.

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Da sempre l’Italia è stato un paese con tendenze razziste che vanno dalla xenofobia alla misoginia,passando per l’omofobia e altre scempiaggini simili;l’attuale governo è garanzia di chi da sempre ha covato dentro queste “qualita’”e oggi puo’ esternarle,sapendo che nessuno osera’ contrastarlo se non con uscite pubbliche di condanna che si trasformano in approvazione segreta di questi atti;il governo Prodi aveva stanziato 300mila euro per svolgere indagini Istat sul fenomeno delle discriminazioni gay,prontamente bloccati dalla ministra Carfagna;otto mesi fa’,l’onorevole del Pd Paola Concia,relaziono’ una proposta di legge alla commissione giustizia,nella quale si chiedeva l’aggravante per reati concernenti omofobia e transfobia..ad oggi non ha ottenuto nessuna risposta;l’universo gay e lesbo,che era riuscito,attraverso dure lotte,ad ottenere la propria liberta’ sessuale,ricomincia ad avere paura e a vivere un profondo disagio sociale;nel 2009,come riportano numerose testate giornalistiche,sono gia’ stati commessi otto omicidi,52 aggressioni,sette estorsioni a sfondo sessuale,nonche’ numerosi atti di bullismo e vandalismo contro sedi e associazioni gay;da persone espulse dall’accademia militare ,licenziate,ostacolate nella loro carriera per le loro preferenze sessuali siamo passati a citta’ ,come ad es. Roma,dove la presenza di un sindaco ex picchiatore,fascista e razzista ove gli atti di violenza si susseguono giornalmente;il fenomeno è pero’ generalizzabile a tutta l’italia,governata da un presidente del consiglio puttaniere,machista ,mafioso e arrivista e da una chiesa che si richiude nel suo becero medievalismo inquisitore,che epura anche le sue testate giornalistiche da gente che esprime liberamente il proprio dissenso dalle gerarchie vaticane,che da tempo sono in rotta di collisione con la stessa CEI,con lo scopo di aggraziarsi il governo Berlusconiano ,non esprimendosi piu’ di tanto e avendo cosi’ accesso a favori che in caso contrario potrebbero essere negati;sperare che questo stato di cose attuale volga presto al termine,è auspicabilissimo per le nostre liberta’,dato che i richiami al restauro medievale nel clero e fascista nello stato sono tanti; Il pdl n. 3893, Patto Civile di Solidarietà e Unione di Fatto, mira al riconoscimento legale delle coppie conviventi che ne facciano richiesta, gay o eterosessuali, sul modello della legge francese del Pacs, già attiva in Francia dal 2001.
Sono ormai 14 gli stati europei che riconoscono legalmente in vario modo le convivenze gay e lesbiche: Germania, Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Portogallo, Ungheria, Croazia, alcune regioni della Spagna (Catalogna, Aragona, Navarra e Valencia), e il cantone di Ginevra in Svizzera. In Gran Bretagna il Governo ha presentato un apposito progetto di legge.
Il documento di risposta alla proposta ,scritto da Papa Ratzinger mette allo scoperto una vera ossessione delle gerarchie cattoliche, che cercano strumentalmente di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal problema degli atti di pedofilia che hanno spesso coinvolto membri del clero, attaccando la dignità delle persone omosessuali. Il riconoscimento legale delle coppie omosessuali non è inoltre affatto in contraddizione con la tutela della famiglia tradizionale. Negli stati europei che riconoscono le coppie gay e lesbiche si registrano infatti più matrimoni che in Italia.
Tutte queste prese di posizione danno forza a chi si crede in diritto di picchiare,ghettizzare e denigrare omosessuali e transessuali in nome di una morale catto-destroide assurdamente presente ancora nella nostra societa’.
La libertà non è che una possibilità di essere migliori,diceva Albert Camus,essere liberi di esprimere la propria sessualita’ è quindi anche possibilita’ di essere utili a migliorare la nostra societa’.

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La “ministra”Gelmini,nasce a Leno il 1° Luglio del 1973..
Le sue innate doti scolastiche,si percepiscono gia’dal fatto che dopo aver frequentato il biennio al “liceo Manin” di Cremona e per un breve periodo il liceo Bagatta di Desenzano del Garda, si è diplomata presso il liceo privato confessionale “Arici”. La curiosita’ sulla figura del nuovo ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, mi ha portato a raccogliere qualche informazione. Anche Wikipedia la descriveva come una avvocatessa, nata a Leno nel 1973 e figlia di Padre Eligio Gelmini. Cliccando sul link ho raccolto qualche informazione sul sacerdote: noto negli 60 per essere amico di molti personaggi del jet set fra cui i calciatori del Milan di Rocco, poi condannato a 4 anni di carcere per truffa nei primi anni 70 assieme al fratello Pierino (anche lui sacerdote). Il quale fratello (ci informano La Stampa e la stessa Wikipedia) ha continuato ad averne di problemi con la legge fino all’inquisizione per abusi sessuali del 2007. Rumori del web poi, associano a varie riprese i due sacerdoti a Berkusconi e ad altri esponenti del centro destra.
Con somma sorpresa pochi giorni dopo aver appreso queste notizie, ho scoperto che la pagina di Wikipedia era cambiata (!): adesso Mariastella non figura più come figlia di Eligio mentre le informazioni su quest’ultimo sono state ridotte al lumicino. Cerco allora sul web qualche info sui genitori del neoministro ma senza fortuna: sembrerebbe che in rete non ci sia più alcun riferimento in materia. Mariastella si è materializzata dal nulla un giorno dell’estate 1973 in quel di Leno.

Nel 2000 fu sfiduciata da presidente del consiglio comunale di Desenzano per inoperosità. La sfiducia, oltre che dall’opposizione, fu votata anche dai membri del suo stesso partito. A quanto pare, ha fatto però tesoro della sfortunata esperienza e così, nella passata legistaltura, si è fatta promotrice del “Progetto di Legge per la promozione e l’attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione”.

Riporto adesso per intero l’articolo di Gian Antonio Stella del 04/09/2008.

Nella città calabrese l’anno precedente il record di ammessi con il 93 per cento
Da Brescia a Reggio Calabria
Così la Gelmini diventò avvocato
L’esame di abilitazione all’albo nel 2001.
Il ministro dell’Istruzione: «Dovevo lavorare subito»
Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini. Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.
La notizia, stupefacente proprio per lo strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare, sull’uno o sull’altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che l’hanno intercettata è facile da immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po’ di dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.
Un passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più delicati: l’esame di Stato.
Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi all’albo dei praticanti procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i timbri dei cancellieri che accertino l’effettiva frequenza alle udienze e infine superare appunto l’esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d’Appello con una prova scritta (tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l’esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.
Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l’«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d’anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell’esame.
Ma proprio alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell’esame taroccato nella sede d’Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati — giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un commissario e fa: “Scrivete”. E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo».
Le polemiche si trascinano per mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative: occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad esempio, valutati da commissari d’esame napoletani, vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.
Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.
In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenere l’abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l’esame. Per gli altri, nulla. C’era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l’esame a Reggio Calabria».
I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c’era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.
Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell’Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l’esame? Com’è stato l’esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l’esame facile, le sarà però un po’ più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell’importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull’imposizione dell’educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?

Adesso alcune domande vorrei porle io al ministro:
1-E’ lecito utilizzare le scorciatoie da lei intraprese e poi parlare di meriti scolastici e intellettuali?
2-Vi sono dei rapporti di parentela con i succitati Gelmini?
3-Come mai è stata espulsa per inoperosita’ dal sindaco del suo paese?
4-Non sarebbe il caso di dimettersi?

Grazie e alla prossima.

Ringrazio per gli spunti e le notizie avute:
Wikipedia.
Gian Antonio Stella.
Vari blogger sparsi qui e la’ nel web,con cui condividere e pubblicare informazioni

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