Archivio Novembre 2009


Voghera – Massima Sicurezza – 1983
“Le divise informi di stoffa ruvida con stampigliato sulla schiena “Trani – 1944″ (ma eravamo belle lo stesso, bastardi, Dio se eravamo belle). E quando mettevano brutta musica a tutto volume sparata dagli altoparlanti in tutti i corridoi per impedirci di comunicare tra noi, noi cantavamo più forte, fino a gonfiare le vene del collo. E quando, al momento dell’arrivo, ci mettevano nude in fila e ci facevano fare sei flessioni e poi ci cacciavano a forza sotto le docce calde, per vedere se la vagina, rilassata dal calore, lasciava cadere esplosivi, messaggi cifrati, documenti politici, lettere d’amore clandestine, cacciavamo le lacrime in gola e cercavamo i nostri sguardi più sprezzanti e, perfino, qualche scintillio di ironia. E quando, rivestite delle divise naziste, e calze color militare che scendevano al polpaccio ad ogni passo e scarpe di cartone, incalzate dal fiato sul collo dello sbirro che dava il ritmo dell’apertura dell’infinita teoria dei cancelli blindati ripetendo “muoviti puttana”. Sì, anche allora eravamo belle, bastardi, Dio se eravamo belle.”

Sembrano parole datate secoli e invece fanno parte del diario minimo da un altro tempo di Susanna Ronconi, Fece parte, assieme a Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli, Giorgio Semeria, Martino Serafini, del commando delle Brigate Rosse autore dell’assalto avvenuto nella sede del MSI di Padova del 17 giugno 1974; il commando assassinò due persone, Graziano Giralucci e Giusepp Mazzola. A sparare materialmente fu Pelli, l’unico “autorizzato” dalle BR, mentre Susanna Ronconi ebbe funzione di palo e raccolse i documenti sottratti dala sede MSI nella borsa che portava con sé. Fu il primo omicidio, sebbene non premeditato, commesso dalle Brigate Rosse.
Pelli morì in carcere prima della sentenza, Ognibene fu condannato a 18 anni di reclusione, Ronconi, Semeria a 12 anni di reclusione, Serafini a sette anni e sei mesi.
Da queste parole si denota la funzione delle carceri in Italia che ,dovrebbero avere scopo di rieducazione e reinserimento,ma che in effetti puniscono oltre misura determinate categorie “deboli”.
Ricordiamo come ultimo il pestaggio di Stefano Cucchi,colpevole secondo Giovanardi di essere anoressico e tossico-dipendente,giustificando cosi’ il pestaggio da parte della polizia giudiziaria e la complicita’ remissiva dei medici.
Ma poco tempo fa era morto tra le mura di un carcere, dov’era finito perché possedeva due piantine di marijuana per uso personale, Aldo Bianzino, cinquantaquattrenne di Pietralunga, nel nord dell’Umbria, morto in una cella del carcere di Capanne, a Perugia, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre scorsi. Nessuna traccia apparente di violenza sul suo corpo, ma «lesioni compatibili con l’omicidio» dice l’autopsia, che rivela quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte. Sembrano i segni di un pestaggio.
Ancora il suicidio”voluto” della compagna Maria e decine di casi che vengono volutamente insabbiati di violenze varie tra le mura delle carceri.
Parliamo di societa’ civile,si raccolgono fondi per tutti i tipi di associazioni benefiche ma non si indaga dove si dovrebbe,ovvero dove ancora i modi fascisti la fanno da padrone (non escludiamo gli omicidi che ultimamente si sono susseguiti perpetrati da uomini in divisa contro cittadini inermi (tifosi di calcio,manifestanti,etc.).
Se questa è la democrazia tanto cercata e per cui tanto si è lottato..permettetemi di dire che non sono democratico.

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Aspettammo che tutti fossero andati via.Era stata una serata carina,tra amici e amiche della comitiva,ma si erano fatte le tre e tra qualche ora si doveva andare a scuola;ci sembrava brutto pero’ lasciare Livia da sola a pulire e resettare la casa così le proponemmo il nostro aiuto e in pochi minuti tutto sarebbe stato in ordine,cosicché sarebbe potuta andare a letto anche lei il piu’ presto possibile;si sedette a tavola,dove gli avanzi delle pizze e delle bibite la facevano da padrone.
“Grazie ragazzi!Accetto volentieri il vostro aiuto”-era stanca e assonnata-“però un minuto fatemi sedere tranquilla per rilassarmi”.
Cominciammo a sparecchiare noi,lasciandola riposare;c’erano carte a terra così mi abbassai per raccoglierle;m’infilai sin sotto il tavolo dove fazzoletti e condimenti s’erano nascosti bene;alzai gli occhi e vidi davanti a me ,involontariamente,le chiare cosce di Livia e i suoi piedi,curati e vestiti di elegantissime scarpe con tacchi a spillo nere,mentre la minigonna panna, si vedeva a stento.
Forse furono i bicchieri in piu’,insieme alla follia ormonale che mi provocò quella visuale,che decisi di sfiorarle leggermente le gambe,quasi come non lo avessi fatto apposta,per osservare la sua reazione.
Lei non si spostò.
Stavo sudando e tremavo dalla voglia e nel contempo dalla paura di combinare un guaio.
Avvicinai la bocca ai suoi piedi e con dolcezza cominciai a baciarli e carezzarli;lei inizio’ a dimenarsi con garbo e malizia;le aprii leggermente le cosce e con le mani ,toccandole l’interno,cercai di farla sciogliere;adesso la mia lingua si muoveva verso il ginocchio e i miei amici non vedendomi uscire da sotto il tavolo,si abbassarono a guardare;videro tutto ,ma lei non si tiro’ indietro;le si misero accanto ,aspettando la sua reazione,ma era in estasi,in quegli attimi in cui la razionalità va a farsi sfottere;G. fu il primo;si abbassò la cerniera e usci’ fuori il pene appoggiandoglielo sulle labbra e lei pian piano comincio’ a infilarlo dentro;M. le palpava i seni ,mentre io leccavo con frenesia la sua figa;la prendemmo per le braccia e le gambe adagiandola sul divano di pelle nera del salone;togliendo la gonna,rimase un perizoma bianco in pizzo,mentre sopra completamente nuda,faceva da banchetto alle nostre bocche ,sui seni,sull’ombelico,su tutta la pelle;adesso,alternandoci,approfittavamo delle sue calde labbra,che assaggiavano ingorde cio’ che le si proponeva.
Dopo un po’ lei si fermo’,convinta che quella pazzia fosse finita lì.
Ma ormai,doveva essere nostra;la girammo a viso in giu’ ,sul divano;lei capi’ che a noi non era bastato e cerco’ di divincolarsi,ma era debole,stanca e anche brilla quindi non fu accompagnata dalle sue forze.
Sfilammo il perizoma mentre i suoi tentativi di liberarsi ci eccitavano sempre piu’.
Fu nostra,tutta nostra,ogni suo centimetro lo possedemmo e lei cedette al sesso cominciando a godere e ansimare;il suo corpo si muoveva in simbiosi con noi;la sedetti su di me;io sotto,G. sopra e M. in bocca e fu un esplosione di sensi e godimento per noi quattro.

L’alba si affacciava e dalla finestra la luce comincio’ a riflettere sui nostri corpi;aprii gli occhi e vidi che ci eravamo addormentati in quattro sul divano,nudi e liberi;la osservai nella sua totale bellezza;quella notte aveva donato a noi sensazioni forti e per lei un ottimo modo di concludere la festa,sentendo che ogni sua inibizione,per una volta era volata via,lasciando spazio alla lussuria,al sesso,alla sua voglia di godere.

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Nell’anniversario della sua morte,torna attualissimo il discorso inerente gli omicidi di stato e quelli fatti passare in sordina per coprire il protetto di turno:da chi viene picchiato a morte in carcere,alla compagna Maria,lasciata in isolamento pur conoscendo le sue condizioni psico-fisiche e poi “suicidatosi (???)”pochi giorni prima dell’inizio della sua collaborazione con la giustizia;ai pestaggi di omosessuali con la conseguente non approvazione della legge per la penalizzazione dell’omofobia,ci si rende conto di come in Italia ,storicamente e ciclicamente si ripetano le stesse ,insulse e sconvolgenti situazioni;di seguito pubblico la storia dell’omicidio Pasolini tratta dalla fonte wikipedia e poi il testo della sua stupenda poesia “alla mia nazione”,per non dimenticare…

Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 Pasolini venne ucciso in maniera brutale: battuto a colpi di bastone e travolto con la sua auto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, località del Comune di Roma.

Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l’amico Ninetto Davoli a riconoscerlo.

L’omicidio fu attribuito ad un “ragazzo di vita”, Pino Pelosi di Guidonia, nei pressi di Tivoli, di soli diciassette anni, che prontamente si dichiarò unico colpevole.

Secondo la propria versione, egli avrebbe incontrato Pasolini presso la Stazione Termini, il quale lo avrebbe invitato a salire sulla sua vettura, un’Alfa Romeo Giulia GT, per fare un giro insieme. Dopo una cena offerta dallo scrittore, in una trattoria nei pressi della Basilica di San Paolo, i due si sarebbero diretti alla periferia di Ostia. Stando alla dichiarazione del giovane, la tragedia sarebbe scaturita per delle presunte pretese di carattere sessuale di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, sfociando in un alterco che sarebbe degenerato fuori dalla vettura. Lo scrittore avrebbe quindi minacciato Pelosi con un bastone del quale il giovane si sarebbe poi impadronito per percuotere Pasolini.

La versione fu riportata dal telegiornale RAI il giorno dopo il delitto, violando le norme sul segreto istruttorio e venendo meno al carattere consueto di asetticità su temi sconvenienti all’allora etichetta televisiva.

La tesi difensiva presentava evidenti falle: il bastone di legno marcio non sarebbe potuto risultare arma contundente; la corporatura esile di Pelosi non avrebbe potuto aver ragione su Pasolini, esperto di arti marziali, a meno di riportare ferite ed ecchimosi che di fatto erano assenti.

Pelosi venne condannato in primo grado per omicidio in concorso con ignoti e nel dicembre del 1976, con sentenza della Corte d’Appello, venne confermata la condanna.

Pelosi ha mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza fino al maggio 2005, quando, a sorpresa, nel corso di un’intervista televisiva[17], affermando di non essere stato l’autore del delitto di Pier Paolo Pasolini, ha dichiarato che l’omicidio sarebbe stato commesso da altre tre persone. Non ha detto i nomi di questi presunti assassini, asserendo solo che essi avevano un accento siciliano. Ha aggiunto inoltre di aver celato questa sua verità per timore di mettere a rischio l’incolumità della propria famiglia.

Le circostanze della morte di Pasolini non sono ad oggi ancora state chiarite. Contraddizioni nelle deposizioni rese dall’omicida, un “chiacchierato” intervento dei servizi segreti durante le indagini e alcuni passaggi a vuoto o poco coerenti riscontrati negli atti processuali, sono fattori che – come hanno ripetutamente sottolineato negli anni seguenti gli amici più intimi di Pasolini (particolarmente Laura Betti) – lasciano aperte le porte a più di un dubbio.

A prescindere dai fatti e dalle reali responsabilità che hanno condotto alla sua morte, la fine di Pasolini sembra essere emblematica, al punto che alcuni hanno paragonato la sua morte a quella di Caravaggio:

« Secondo me c’è una forte affinità fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perché in tutt’e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi. »
(Federico Zeri[18])
Il parco ed il monumento a Pasolini ad OstiaPer lungo tempo l’opinione pubblica venne tenuta all’oscuro sugli sviluppi delle indagini e del processo, restando del parere di un delitto scaturito in “circostanze sordide”. Due settimane dopo il delitto apparve un articolo della giornalista fiorentina Oriana Fallaci, dove si ipotizzava una premeditazione ed un concorso di ignoti ma nel frattempo i due protagonisti erano spariti dalla cronaca. Dieci anni dopo, i mezzi di informazione iniziarono a sostenere l’ipotesi della Fallaci, dipingendo il Pelosi come “ragazzo di vita”, abitudinario della Stazione Termini, rilevato da Pasolini come esca per un’eventuale azione punitiva sui quali mandanti si immaginano avversari politici o malavitosi, ai quali lo scrittore avrebbe fatto dello sgarbo per dei tentativi altruistici di portare dei giovani fuori dalla strada.

Il film di Marco Tullio Giordana esce nel ventennale del delitto. Nella storia dove viene riportato l’iter dell’inchiesta che demolisce definitivamente la versione difensiva del Pelosi. Emergono testimonianze ad indicare un’estraneità del giovane dall’ambiente della prostituzione maschile.

A trent’anni dalla morte, assieme alla ritrattazione del Pelosi emerge la testimonianza di Sergio Citti, amico e collega di Pasolini, su una sparizione di copie dell’ultimo film Salò e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione. Sergio Citti morirà alcune settimane dopo.

La tomba di Pier Paolo Pasolini, a CasarsaUn’ipotesi molto più inquietante lo collega invece alla “lotta di potere” che prendeva forma in quegli anni nel settore petrolchimico, tra Eni e Montedison, tra Enrico Mattei e Eugenio Cefis. Pasolini, infatti, si interessò al ruolo svolto da Cefis nella storia e nella politica italiana: facendone uno dei due personaggi “a chiave”, assieme a Mattei, di Petrolio, il romanzo-inchiesta (uscito postumo nel 1992) al quale stava lavorando poco prima della morte. Pasolini ipotizzò, basandosi su varie fonti, che Cefis alias Troya (l’alias romanzesco di Petrolio) avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali. Secondo autori recenti e secondo alcune ipotesi giudiziarie suffragate da vari elementi, fu proprio per questa indagine che Pasolini fu ucciso[19]: cfr. per esempio il volume di Gianni D’Elia, Il petrolio delle stragi, Effigie, Milano 2006. Pasolini riposa nel cimitero di Casarsa della Delizia (Pordenone):la sua tomba si trova appena dopo l’entrata,sulla sinistra.

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

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