Archivio Dicembre 2009


Padre,
non ti avvicinare,
lascia la purezza del mio corpo,
a chi un giorno lo vorra’ amare.
Padre,
la mia bocca freme,
al sentire la tua lingua farsi spazio,
e le tue mani carezzare il mio orifizio.
Padre,
il dolore è atroce,
ma non solo del sangue del mio corpo che ora scorre,
ma del tuo incedere violento che io aborro.
Padre,
ora baci la mia mamma nel tuo letto,
mentre io asciugo le mie lacrime e il tuo sperma,
con lo stesso maledetto fazzoletto.

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S ‘immerse accerchiata da tre servi,da lei reclutati appositamente per il suo progetto.

Nuda,splendeva maestosa la sua bellezza,ma nessuno di loro si permetteva di guardare,a testa bassa e con molta cura,cominciarono a riempire la vasca.

Non era impresa facile ,giornalmente procurarle il nettare della sua bellezza,che pretendeva fresco,così l’arduo lavoro iniziava di notte.

Il marito,Ferencz Nadasy,era partito dall Carpazia per una campagna militare e lei voleva che al ritorno la trovasse più bella e desiderabile di prima.

Si fermarono con l’acqua,che le sarebbe servita per immergersi e pulirsi dopo l’applicazione e iniziarono a preparare la prima di tre porzioni da applicare al corpo.

Si muoveva ancora,seppur stremata dalla lunga notte;a loro era permesso come incentivo di fare qualsiasi gioco perverso avessero in mente,l’importante non uccidere o rovinare troppo l’aspetto ,perchè l’occhio di Elizabeth voleva vedere.

Biondo scuro i capelli,scendevano sulle spalle del corpo di una diciottenne stupenda;perfetta era la linea sinuosa del corpo e scolpiti in modo artistico seni e glutei;le braccia legate dietro e la bocca imbavagliata,veniva fatta avvicinare lentamente,anche perchè il corpo era stremato da violenze e soprusi prolungatosi tutta la notte per ore…!!!

Lei la guardò e dopo aver meditato fece cenno di si con la testa;fu buttata di peso all’interno della vasca .

Elizabeth si inginocchiò e le carezzò i seni;la ragazza era spossata e dava pochi segni di vita,quindi prima che l’avesse persa,avrebbe dovuto agire.

Con una lama affilata le tagliò le vene ai polsi;il sangue cominciò a fluire e lei a raccoglierlo imbevendo delle stoffe e pitturando così il suo corpo;la carotide diede quantità sufficiente per i seni ,il torace e le braccia,mentre dovette per forza affondare la lama nello stomaco, per il viso.

Per la schiena aveva trovato un rimedio molto efficace:un coltello uncinato si ficcava tra le labbra dell’utero;da qui con molta semplicità si poteva arrivare ad aprire un’ampia incisione sino a sotto lo sterno,dove le ossa impedivano il proseguo;fatto questo si adagiava di schiena sopra la fanciulla e strofinandosi quasi a godere,riusciva a coprire interamente la sua pelle di sangue;questo per tre volte con tre ragazze differenti.

Sciacquatosi lei stessa notava ,davanti allo specchio,come miracolosamente il suo aspetto fosse di molto ringiovanito

Molto tempo utilizzò questo elisir,sin quando le molteplici sparizioni,portarono le forze pubbliche a seguire di notte i servi di Elizabeth scoprendo così il macabro rituale.

Furono tutti arrestati ,condannati e uccisi.

Elizabeth Bathory,venne reclusa come pazza nelle stanza del suo castello e morì a 54 anni nel 1614.

Fu trovata dal marito,col corpo completamente prosciugato ma ,fatto ancor più strano,i muri della stanza sudavano sangue e si erano materializzati i visi di tantissime ragazze sofferenti che guardavano dal muro la fine della loro atroce assassina.

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La paranoia,inquadrata nosologicamente da Kraeplin,colpisce soggetti particolarmente reattivi in cui provoca irrigidimento della personalità,con sopravvalutazione di sé,intransigenza e scarsa adattabilità ambientale.
Il paranoico, proietta su altri gli atteggiamenti che lo riguardano,a cui attribuisce carattere di odio anziché di amore.
Il vittimismo viene definito sull’enciclopedia medica Larousse-Rizzoli,come atteggiamento psico-affettivo,derivante da masochismo psichico con componente esibizionistica,riscontrabile in alcuni nevrotici.
Come si nota,la componente egocentrica,rientra nelle due patologie suddette.
Il P.V. egocentrico si lega fortemente a chi accondiscende alle proprie esigenze psichiche,quindi alla persona che lo compatisce o che da’ ragione in ogni situazione;per queste persone ,sarebbe in grado di dare tutto se’ stesso,ma è vero anche che se solo si osasse contraddirlo,quell’ossessione affettiva si trasformerebbe a odio viscerale e anche la vendetta del p.V.E. sarebbe eccessiva.
L’amicizia si trasforma in puro tornaconto personale,nell’avere accanto qualcuno che appoggi le proprie azioni.
Violento e insolente nel linguaggio,il P.V.E. riesce ad avere una personalità camaleontica e contraddittoria.
E’ un atteggiamento che oggi va per la maggiore,se solo si nota che ad es. il presidente del consiglio attuale ,come tanti esponenti politici odierni,lo utilizzano per attrarre a se simpatie di gente predisposta alla compassione.
Tra le genti comuni,si traduce semplicemente in un continuo cambio di amicizie e di stimoli e spesso la sindrome si accompagna a profondi e complessi sviluppi della vita sessuale del P.V.E.
Essere commiserati,assecondati,giustificati,è questo che il P.V.E. ricerca in una persona che diventa totalmente di proprio dominio,sia essa amico/a ,marito ,moglie o compagno.
Non assecondarli,esporre chiaramente progetti che non collimano con i loro,significa relegarli fuori dalla societa’,che loro vedono come sfera circondante il proprio nucleo.
Essi sono cosi’e chi gli sta vicino loro deve essere come loro o diventa acerrimo nemico;e’ da qui che nasce la difficolta’ estrema all’approccio con il soggetto,in quanto è deleterio assecondarlo e ancor peggio contraddirlo,unica soluzione è da ricercarsi in una profonda e accurata psicanalisi,accompagnata a cure psichiatriche atte al ridimensionamento del fenomeno.
Ad oggi poco si capisce di questa sindrome,si sa solo che la dissociazione del P.V.E. colpisce anche chi cerca di stargli accanto,in quanto la societa’ vede nell’iperprotezione una sorta di fallimentare e sbagliata forma di aiuto.

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Splendenti,
dorati e puri,
sette angeli,
sette coppe,
sette flagelli;
a versar sulla terra
l’ira di Dio,
dolorosa piaga
sul marchio della bestia.
Mare rosso sangue,
come fiumi e sorgenti,
fuoco,calore
e bestemmie
e le tenebre
sul regno della morte.
Spiriti immondi,
demoni prodigi,
a raduno per le guerre
del gran giorno di Dio.
E’ fatto!
Clamori e tuoni,
e la traditrice Babilonia,
il crollo delle mura,
di isole e di monti.
Tra bestemmie e grandine dal cielo,
grande il flagello
e la vendetta di Dio uomo.

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S’assittaru n’terra,
erinu cintinara,
tutti armati di zappa e di pettri,
cuciuta da lu suli aviinu la peddi,
ri uri e uri a travagghiari
comu l’animali.
Di li manu chini di caddi,
sciva l’uduri ro lavuraturi,
sfruttatu e nzultatu
ro n’fami ro pattruni.
Cca luna si susiiunu
e cca luna livainu manu,
poviri Cristi,
ppi n’toccu di pani,
surainu comu li bestii
ppi ssi quattru rinari.
sparimi sbirru,
figghiu ri campagnolu comu a mmia,
picchi i me diritti ceccu
a stu statu trarituri,
e sciupirannu staju
pp’aviri cchiu soddi e menu uri.
L’aria focu addivintau,
fra pittrati,stuzii e derisioni,
ca lu prituri la nostra resa voli,
e senza condizioni.
Cianau fotti la rabbia quannu,
ppi farini livari,
li lacrimogeni n’da fudda
cuminciaru a ghittari.
Fu la guerra!
machini bruciati e sangu n’da la strata,
e li pistoli ca versu nui puntaru,
a fari focu a tagghiu r’omu
accuminciaru.
Assai feriti
e dui ri nuautri motti,
quannu cecchi i to diritti
lu statu ti futti.
A Peppi Scibilia e Angilu Sigona ammazzaru,
e ancora oggi n’do pinzeri
nui li puttamu

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