Archivio Marzo 2010

Da sempre la chiesa condanna, scomunica, punisce tutti coloro che recano oltraggio alla morale cristiana, ma la storia insegna e finalmente mette in luce le nefandezze commesse in secoli di dittatura imposta sotto il nome di un Cristo capro espiatorio di ogni malefatta.
La santa casta spesso e’ incorsa in azioni non in linea con la morale dettataci, cadendo nella trasgressione della legge divina secondo la stessa interpretazione data dalla chiesa. Se teniamo in considerazione, come ha fatto Claudio Rendina nel suo scritto “I peccati del Vaticano”, i sette vizi capitali, i sette sacramenti e i dieci comandamenti segnalati dalla santa sede come volere di Dio, ci rendiamo conto che lo stesso non potrebbe mai essere cattolico:
falsa testimonianza:
1. venerazione di reliquie non autentiche e traffico delle stesse con una vera e propria vendita online: “lingue di sant’Antonio”, “polvere di santa Rita”, “prepuzi di Gesu’ (ne esistono dodici)”, “frammenti della croce, della lancia con cui fu trafitto Cristo”, “gocce di latte cristallizzato della Vergine”.
2. culto di santi che non sono santi come nel caso di Veronica, Gennaro, Pantaleo, Costanza ed altri che non sono piu’ riconosciuti dalla chiesa ma vengono fatti venerare ugualmente.
avarizia:
1. vendita delle indulgenze;
2. sfruttamento del gioco del lotto;
3. sfruttamento delle vendite di monete e francobolli;
4. sfruttamento del sacramento del matrimonio e del proprio annullamento (sacra rota);
5. evasione fiscale.
lussuria:
pedofilia, puttane,omosessualita’
gola:
sommelier al servizio in vaticano per luculliani banchetti.
omicidio:
uccisione e stragi di cavalieri templari, protestanti in valtellina, serbi in croazia, indios, crocaite contro ebrei e musulmani e la condanna a morte di san Giovanna D’arco tra i tanti che si potrebbero menzionare.
Superbia:
1-Lusso e superbia nel vestiario e nell’arredo pontificio;
2-Ostilita’ alle donne sacerdote;
3-condanna della scienza;
4-razzismo contro gli ebrei;
5-conversioni forzate degli ebrei stessi;
6-lusso nel palazzo papale di Avignone.
Accidia:
1-Mancata vendita del patrimonio artistico;
2-beneficenza di elemosine della CEI in forma di prestito;
3-offerte e donazioni che non arrivano alle missioni.

Se a tutto questo aggiungiamo le enormi proprieta’ del vaticano stesso tipo i 44 chilometri quadrati su cui si estende la citta’limitati da mura vaticane, i palazzi del tribunale, il cimitero teutonico, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 chiese non parrocchiali, 200 case gentilizie, 90 istituti religiosi, 20 case di riposo, 18 ospedali, 13 oratori, 20000 terreni e fabbricati intestati a 2000 enti religiosi e altre proprieta’ che riempirebbero pagine e pagine di libri, viene spontanea la domanda:”il tanto decantato stile di vita povero, la modestia, l’altruismo che nei millenni hanno riempito le nostre menti col lavaggio effettuato dai papi e dai vescovi di turno, per la chiesa non vale?
La risposta per me è una, che se un Cristo è esistito sicuramente non è stato cattolico e non ha fatto creare la chiesa su quella famosa pietra, perche’ piu’ che la casa di Cristo, nei millenni la stessa chiesa si è plasmata a casa di Satana.

chiesa

Comments 7 Commenti »

Le luci del porto antico e quel prolungamento d’asfalto tra l’azzurro del mar ligure; le cromatiche particolari di palazzi, orizzonte fermo di un agitato cielo; antenne come ferrei spuntoni dalle pendici di una a me sconosciuta montagna.
Salve Genova, terra per cui s’unì l’Italia e da cui per errore parti’ a scoprir le americhe Colombo;patria di speme e ritrovo, tra le pittoresche note di Via del Campo e le facciate finte di abitazioni vere, site sul lungomare di fronte a navi lucidate dal sudore di mozzi e operai; tra tutto questo, sotto un’aria di cultura e storia infinita, s’erge un luogo, strano luogo, dove il pianto ha fatto crescere enormi alberi e ampi spazi verdi, dove la sofferenza di una bambina diede la forza ai genitori di donare ogni loro possedimento ad un progetto enorme, onirico, quasi utopico;in questo progetto si prevedeva la nascita di un posto particolare, un luogo ove le speranze perse da madri e padri, potessero riavere un pò di luce; le sue mura accolgono i corpi e le anime di tanti angeli, che per una strana scelta, inconcepibile, della natura, di Dio o del caso, portano addosso troppe ferite:il suo nome è Gaslini, la sua storia è la storia di tante sconosciute genti, che non hanno scelto una vita, ma che la vita ha scelto per loro una dura, lunga, angosciosa e a volte tragica sorte:la malattia di un figlio.
Dalla casa in cui alloggio, fisso gia’ da 4 anni, ad intervalli di qualche mese, una palma che mi tiene compagnia la sera, durante l’ultima delle tante sigarette che avvelenano ancor di più il mio corpo; qui, nel cortile, in questo stabile che funge da alloggio per i genitori che hanno i figli ricoverati, ci si ritrova spesso a discutere e a elucubrare sulle nostre disavventure ed il circolo è enorme, le storie infinite, le lacrime e i sospiri ancor più e non possono morire in un mondo indifferente e cinico queste voci; persone che davanti al duro impatto con la sofferenza spesso reagiscono coraggiosamente, ma spesso anche, preda della disperata rassegnazione, mollano la lotta, lasciando ancora una volta che il destino decida e trascini via con sè ogni piccola speranza.
E quante luci vedo accese nelle stanze, mentre saluto il mio piccolo e mia moglie per andar via dal reparto; lì dentro sogni, speranze, desideri espressi e immagini di gioia, dormono tristi in un lettino, circondato da sponde in metallo e che come luna hanno la bianca, fioca e fredda luce di un neon. Spicca, illuminata dai fari, la chiesa, mentre tra siepi di pitosforo e aghifolgi s’intravedono le luci di navi che vanno ad attraccare nel porto; per non dire di stelle, così belle viste da casa e così insensate ora, che vanno ad acquistare significato solo quando l’intermittenza di un aereo ci ricorda che comunque da lì andremo via, verso una così mai tanto desiderata routine quotidiana.
E quei volti? Quelle storie? Quelle sino ad allora sconosciute vite?
Torneranno nel buio e nell’ anonimato? Sergio, Martina, Lorenzo, Giuseppe, Camilla, Giulia, saranno tanti bei nomi senza storia? No, a loro dobbiamo rispetto e siamo obbligati moralmente a donar dignità e voce a chi ne è stato privato per scelta o per destino.
Ed è nel chiuso della stanza che fisso il tuo bianco corpo, che vuole quasi mimetizzarsi con le pareti; invece imponente lo fa spiccare il colore ligneo della croce, simbolo di un atroce sofferenza e precursore di una vita perfetta che questa terra neanche a te ha dato.
Così lontano e così irraggiungibile ci sei stato descritto, mentre tanto vicino la tua storia appare alla nostra, dalle lacrime di una madre, al dolore amaro disegnato sul tuo viso, ai dubbi che ci assalgono sul perche’ un Dio così clemente ci possa abbandonare in momenti cosi’ tragici e dolorosi.
Spegnendo il mozzicone, accanto agli altri lasciati da bocche aspre di padri sofferenti, cerco nel letto e nelle coperte che tiro su’ sino agli occhi conforto e desiderio di un risveglio colmo di sorrisi nella città degli angeli feriti.

Comments 4 Commenti »

Era la meta’ circa degli anni ’50 del secolo ormai scorso, quando per convenienza politica, l’allora sindaco di Noto avv. Genovesi, fece arrivare a Noto stessa una comunita’ di nomadi piu’ comunemente conosciuta col nome di “caminanti”. Discendenti dei nomadi sbarcati in Sicilia alla fine del Trecento, al seguito dei profughi Arberes’h, i caminanti hanno mantenuto intatta l’originaria organizzazione familiare, sotto la guida di un capogruppo più anziano e con matrimoni stabiliti all’interno della comunità, un’unica e grande famiglia.Da allora ,per propria scelta culturale,hanno fatto in modo di stabilire le proprie residenze in un unico quartiere, vero e proprio monopolio di queste famiglie che in effetti da caminanti si sono completamente stabilizzate nella citta’.

Partendo dal presupposto che odio la generalizzazione in qualunque suo aspetto, vi è pero’ da dire che troppo spesso si parla oggi di ghettizzazione degli stessi e di razzismo della popolazione nei loro confronti. Tali accuse dovrebbero essere invece completamente capovolte, in quanto piu’ volte si è tentato un processo di amalgama con la cittadinanza netina e piu’ volte progetti sono stati inseriti come servizi sociali per vedere se vi era volonta’ da ambedue le parti di convivenza.La popolazione netina non ha mai dimostrato “rifiuto” nei loro confronti, ma da loro è venuta una netta volonta’ di distinzione e di non inserimento; vogliono vivere nel ghetto, non convivere, mai vi è stata dimostrazione di  cordialita’ e di sereno vivere.

Si sono invece ottimamente integrati con la criminalita’ organizzata, portando la citta’ verso un baratro  di delinquenza e illegalita’, segnato dallo spaccio di stupefacenti, dal racket, dalla connivenza mafiosa, da semplici atti criminosi e vandalici e da un esagerato abusivismo edilizio.

Il quartiere da loro abitato piu’ o meno abusivamente è impraticabile, perche’ oltre alla sporcizia e all’incuria loro, chi si trova a passare da li’, puo’ facilmente essere vittima di atti che vanno dal “semplice” scagliare pietre contro l’auto, al tentativo di scippo, di furto, o di molestie sessuali; percentualmente vanno ad essere un grosso bottino di voti per i politici locali, che non hanno interesse a caccarli via, in quanto residenti in zone a loro non adiacenti o comunque  per il fatto che è sempre “utile” avre un aggancio diretto con le cosche mafiose e con la malavita organizzata.

Noto è arrivata ad un punto di totale perdizione sociale e se non si inserisce ora un netto piano di ripresa e sviluppo, si corre il rischio di lascare la citta’ nelle mani dei “caminanti” e della delinquenza, mentre i cittadini sono sempre piu’ costretti, per evitare problemi, a non uscire o a far finta di niente quando vengono colpiti, in quanto le stesse forze dell’ordine hanno “interessi” a non far male ai nomadi…si pensi che è uno di loro a dirigere gli affari di signori come Santapaola o Russo, nella zona sud-orientale siciliana!E la mafia fa paura!!!

Cosa dovrebbe fare allora la gente “normale” come me?Potrei suggerire alcune cose:

1-Creare delle ronde civili di vigilanza,che in accordo con le forze dell’ordine controllino il quartiere, segnalando e colpendo soggetti  “non desiderati”.

2-Togliere la cittadinanza a tutti coloro che non hanno ancora compiuto i 18 anni.

3-Requisire le abitazioni abusive.

4-Utilizzare le stesse per uffici comunali o per abitazioni civili di gente che non puo’ permettersi una casa, dando a costoro la possibilita’ di riscattarla con piccole rate che andrebbero nei fondi comunali.

5-Individuare chi per piu’ volte è stato soggetto di arresto o di atti delinquenziali e allontanarlo coercitivamente dalla citta’.

6-Individuare le poche famiglie che in effetti si sono integrate nel territorio e dare loro la possibilita’ di vivere serenamente insieme alla popolazione netina.

7-Inasprire le pene inerenti i reati che offendono il decoro urbano come occupazione di suolo pubblico, accattonaggio e ambulanti abusivi.

8-Se si istiga il minore all’accattonaggio e al furto pene che possono andare dalla galera alla sottrazione del minore alla famiglia, con inserimento in centri di recupero e relativa espulsione della famiglia stessa.

9-Delocalizzazione di eventuali campi nomadi  in aree che non arrechino disturbo al decoro cittadino e sottoposte ad un continuo controlo delle forze dell’ordine.

Non sono di destra, non sono razzista, ma vi è un momento in cui si devono mettere da parte i perbenismi e la filosofia dell”accettare”, per proteggere il comune buon vivere e la libertà delle persone che vogliono uscire da casa senza la paura di essere derubati, violentati o essere vittime di qualsiasi altro atto criminoso.Anche al di fuori dei nomadi esiste gente che commette questi reati, ma cio’ non puo’ giustificare certamente che  siano prassi  uso e consuetudine di una determinata “comunita’” che deve essere accettata cosi’ com’è…!!!






Comments 10 Commenti »

L’argomento della sessualita’, ha da sempre interessato tutti; lunghe e complesse sono state le lotte politiche e sociali pro o contro la legalizzazione della prostituzione. Ovviamente l’argomento sesso interessa anche i disabili, che trovano ancor piu’  ostacoli dei normo-dotati nell’esplicitare la propria attivita’ sessuale e dare soddisfazione all’istinto libidico che in tutti noi esiste e persiste.

Le societa’ Fachstelle Behinderung & Sexualität (FABS)“ di Basilea e Sexualité et Handicaps Pluriels (SEHP), nel 2004 hanno introdotto un corso di formazione per operatrici sessuali per disabili: si tratta di professioniste che dopo aver seguito corsi di formazione offrono prestazioni a disabili psichici e motori. Persone che nella loro diversa abilità conservano come tutti delle pulsioni sessuali, ma non possono fare sesso come chiunque e che spesso sono considerate asessuate. Di solito la tariffa si aggira attorno ai 100 euro l’ora ed esiste uno staff di infermieri, psicologi e altre figure operative sociali, che valutano anche la casistica e il tipo di prestazione che quel determinato caso puo’ maggiormente apprezzare; si va anche dalle semplici coccole o confidenze a tipi di prestazioni erotiche e sessuali svariate.

Se si pensa che nel contesto della cultura occidentale, il disabile è stato sempre collegato sessualmente con la prostituzione e che a prendersi cura di questo aspetto è stato ed è esclusivamente il genitore, non si puo’ non considerare la possibilita’ di una assistenza sessuale controllata e garantita anche nel nostro paese, che darebbe dignita’ al disabile evitando al genitore la frustrante attivita’ di accompagnamento e scelta di una prostituta in un contesto di illegalita’.

Riporto un’intervista fatta  dal C-D-H(Centro documentazione handicap)ad una prostituta che ha scelto di operare con i diversamente abili:
Questa intervista è stata effettuata in casa della professionista. È stata resa possibile dalla mediazione di una terza persona che l’ha realizzata materialmente. È l’unica testimonianza del genere che siamo riusciti a raccogliere.
D. Le è mai capitato di lavorare con una persona handicappata fisica?
R. Si, ho due utenti fissi da quindici anni, uno accompagnato dal padre e uno dall’operatore.
D. Che tipo di emozione le ha suscitato il suo primo rapporto con una persona handicappata?
R…. con lui (si riferisce all’operatore che ha mediato la nostra intervista, ndr) avevo una conoscenza profonda di fiducia e affetto perché mi aveva risolto problemi pratici di ricovero in Istituto per alcuni miei bambini… di fronte alla sua richiesta di prestazioni per rallegrare qualche ragazzo che non aveva mai avuto delle donne, ho ritenuto di provare, come maestra. In un primo momento l’operatore mi ha umiliato dicendo che avrebbe pagato il servizio, lo lo facevo per fargli un favore. In seguito conoscendo i ragazzi ho avuto meno problemi.
D. Che tipo di prestazioni ha di solito? Come sono i preliminari?
R. Li metto a loro agio, si deve sempre parlare, il tempo è molto più lungo rispetto agli altri clienti. Lavorando in casa, nell’attesa, li faccio accomodare in salotto dove c’è la televisione; poi sono a loro disposizione, li rilasso sul letto con massaggi vari mentre parlano dei loro problemi.
D. La persona handicappata le ha nai fatto confidenze sul perché la venga a cercare? Per lei, perché viene?
R. Mi viene a cercare perché non ci sono donne che lo vogliono, le donne non vogliono una scopata con l’handicappato perché gli fa schifo.
D. Nota delle differenze di comportamento nei suoi confronti tra una persona “normale” e una persona handicappata?
R. L’handicappato è più sensibile nei preliminari ed è molto pudico nello spogliarsi e nella prestazione. Anche se è molto svelto non ha problemi e non chiede perché se gli metto il preservativo, non fa problemi come gli altri.
D. Ha dei rapporti extraprofessionali con loro?
R. No, sono tutti portati dall’operatore.
D. Cosa ne penserebbe di operatrici sessuali che lavorano in maniera specifica con persone handicappate?
R. Non sono competente, tutto andrebbe delegato alla disponibilità della singola persona, salvaguardando la sua situazione personale.

Nei paesi scandinavi la prestazione per disabili è addirittura mutuabile e l’attività di assistente sta varcando i confini nazionali e sta interessando anche le nazioni vicine: nei prossimi corsi di assistente sessuale a Basilea dalla Fachstelle Behinderung & Sexualität pare ci siano richieste che arrivano dalla Francia e dall’Italia. Il corso aprirà inoltre le porte – per la prima volta – agli operatori gay che assisteranno i portatori di handicap con inclinazioni omosessuali.

Credo che una sana coscienza civica e civile, priva di ogni bigotta chiusura e della falsa morale cattolica, dovrebbe portare tutti noi a riflettere sull’importanza, se non esigenza fondamentale, di questo tipo di figura operante nel settore disabilita’ e da questo particolare aspetto, riproporre una totale legalizzazione delle prestazioni sessuali anche per normo-dotati, cancellando la assurda legge Merlin che invece di combattere il fenomeno della prostituzione ha fatto incrementare il fenomeno; infatti dalla sua entrata, è aumentato il numero di prostitute per strada e lo sfruttamento di esse da parte di clan dediti alla delinquenza, che sono riusciti ad inserire all’interno del fenomeno anche lo spaccio di droga e l’abominevole richiesta di sesso con minorenni.

Da queste riflessioni si dovrebbe prendere spunto per un’adeguata riproposizione di idee inerenti la sfera sessuale, che volenti o nolenti, è base portante di quasi ogni nostro gesto o pensiero e non si puo’ censurare o nascondere creando falsi e assurdi concetti di peccato e immoralita’.

Comments 5 Commenti »