Archivio Aprile 2010

Il grande giorno era arrivato. Quell’alba stupenda di Bougoni, quei colori unici delle terre africane; sarebbe stata l’alba di una nuova vita per Samisa.
Pochi giorni prima aveva compiuto sei anni, giorno di festa e balli, che adesso si ripeteva per qualcosa di speciale; sarebbe diventata donna, consacrata alla verginita’ e alla fedeltà. A questo da tempo era stata preparata dalla madre che le raccomandava una cosa in particolare “non gridare, in quanto sarebbe stata resa impura da questo”.
La donna anziana preposta era gia’ pronta e dopo i dovuti consigli, Samisa, vestita d’una veste rossa e gialla, fu accompagnata nella tenda. le altre donne Bambana erano lì a creare un cerchio d’incoraggiamento e controllo; quattro volontarie le si avvicinarono e presole mani e piedi la bloccarono facendola adagiare su di un lettino; Samisa era confusa, ma sapeva cosa stava per succedere, aveva assistito gia’ ad una cerimonia simile; l’anziana le alzo’ le vesti e abbasso’ gli slip, chiese alle due donne di allargare le gambe della piccola e rimanere ferme; si avvicino’ ad un tavolino da dove prese un pezzo di vetro e delle forbici, tornando cosi’ da Samisa; l’occorrente era pronto e la donna si concentro’ sul rituale da seguire.
La madre teneva in mano un pezzo di stoffa arrotolata.
Il vetro comincio’ ad avvicinarsi alle grandi labbra e per evitare prolungate sofferenze, la donna diede un colpo secco; Samisa stava per urlare, contorcendosi dal dolore come se fosse in preda a crisi convulsive; la madre prontamente le infilo’ in bocca la pezza (ricorda di non urlare, diventeresti impura); fu il turno delle piccole labbra e infine della clitoride; sangue, sudore e il corpo di Samisa che svenuto giaceva sul lettino.
Per cicatrizzare, l’anziana, pose sulle zone recise del tuorlo e strofino’ sempre su esse succo di limone; per concludere, con del filo d’acacia, ricucì i due lati della vagina, facendo coincidere le estremita’ in modo che rimanesse solo un piccolo foro, dall’apertura di pochissimi millimetri, da dove Samisa avrebbe potuto urinare e il flusso mestruale avrebbe, un giorno, lo spazio adeguato per il proprio corso.
Samisa si sveglio’ nella propria abitazione, aveva le gambe legate ed era adagiata su una coperta con dei panni sotto le gambe; lì per diversi giorni, ferma legata, avrebbe urinato e alcune donne, costantemente, avrebbero cambiato i panni sporchi.
Samisa era convinta che finalmente l’incubo fosse terminato ma…dovette urinare!
Decine di rasoi affilatissimi si facevano spazio in vagina, provocandole sofferenze inumane; la pipì scorreva sulle ferite e le lacrime fredde e ruvide, sul suo viso.
Samisa a 16 anni sara’ sposa;lui provvederà alla defibulazione avendo cosi’ la certezza della verginita’ della giovine; Samisa avra’ il suo primo rapporto sessuale: dolorosissimo per la mancanza delle labbra e privo di godimento per la recisione della clitoride; samisa infine avra’ dei figli…dopo il parto sara’ di nuovo infibulata; Samisa è stata privata della fanciullezza, dell’essere donna, del piacere sessuale e del sorriso di mamma.
Samisa è…niente.

Islam infibulazione

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Theo affiancava allegro il proprio padrone. Conosceva quell’enorme distesa di terreno, perchè tutta l’estate era stato portato lì a giocare; un gioco che lo divertiva molto: lui doveva indicare al padrone il posto dove scorgeva la presenza, tramite il suo fiuto, di quel piccolo e simpatico animaletto che spesso fuggiva veloce e il padrone in cambio gli faceva assaggiare tanti bei dolcetti.
Di diverso questa volta pero’, Theo aveva notato che su una spalla del padrone stava appeso un aggeggio strano, lungo e dall’aspetto non molto simpatico.
“Boh”- pensava in mente sua -”sarà un nuovo giochetto!“.
D’un tratto si blocco’; aveva fiutato qualcosa; corse verso un cespuglio e lo strano animaletto saltò fuori cercando di correre dal lato opposto al suo.
“Pam!” “Pam!”
Theo si bloccò dalla paura che in lui aveva suscitato quel rumore assordante, ma poco lontano da lui, vide l’animaletto non correre piu’, e che faticando cercava di rifugiarsi in un groviglio di erbe e legni.
“Ma cos’ha il mio amico? Perche’ non corre piu’ ?”
Si giro’ verso il padrone e lo vide impugnare quel diabolico aggeggio che prima portava in spalla; fumava ancora e si rese conto che da lì era scaturito quel brutto rumore, che aveva anche fatto male all’amico.
Lo guardò in viso!
“Vai a prendere quel coniglio, stupido cane!”
Non sembrava stesse giocando e con passo lesto si avvicinava sempre piu’ al nascondiglio.
Capi’ che l’amico era in pericolo e corse piu’ veloce del padrone.
“Bravo! Hai capito che lo devi portare qui vero?”
Theo, con molta delicatezza, prese per la collottola l’amico e cerco’ di portarlo il piu’ lontano possibile, quando la coda dell’occhio gli fece notare che, in mezzo a quell’erba, c’erano tanti piccoli esserini simili al suo amico. S’inteneri’ e lo poso’ tra loro.
“Che cosa fai stupido! Prendi quel coniglio e portalo qui!”

Theo adesso, si piazzo’ davanti al cespuglio, guardando malamente il padrone, in posizione di difesa.
“Ah si! Mi dispiace di averti sfamato in tutti questi mesi!” sbraito’ l’uomo.
Punto’ il fucile verso Theo, che tremava dalla paura, ma che assolutamente si rifiutava di spostarsi.
Prese la mira e sparo’! Ma nessun rumore si sentì; si era inceppato.
Theo capi’ cos’era successo e senza dargli il tempo di ricaricare si lancio’ addosso all’uomo che lasciato cadere per terra il fucile, comincio’ a scappare velocemente, sali’ in macchina e fuggi’.
Theo torno’ dall’amichetto e vide che stava carezzando i suoi piccoli, con fatica e sofferenza; non sapeva cosa fare, si guardava attorno in cerca di aiuto; noto’ che poco distante da li’, c’era una casetta; vi si reco’ di corsa e non vedendo nessuno, prese una bacinella che si trovava davanti al cancello; torno’ dalla famigliola e pian piano comincio’ ad adagiarli dentro il contenitore insieme alla mamma; con i denti, infine, traino’ la bacinella vicino l’ingresso della casa, dove nel frattempo, il padrone si era appostato avendo notato un cane fuggire con qualcosa in bocca.
Grande fu la sorpresa quando vide che dentro la bacinella di plastica c’erano dei coniglietti piccoli e la mamma ferita; li porto’ dentro e fece entrare anche Theo al quale diede una scodella con delle crocchette e un po’ d’acqua; pose i coniglietti dentro un recinto , nel suo terreno, e tenne con se’ anche la mamma che grazie alle cure di un veterinario si riprese del tutto e divenne l’idolo dei suoi nipotini.
Theo ricevette altrettante coccole e amore da tutti, cosicche’, quella storia iniziata male, fini’ nel migliore dei modi e tutti vissero felici e contenti…tranne il cacciatore che ancora fugge!

Dedicato ai miei piccoli Sergio e Giacomo!

strani amori

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D’un tratto tutto apparve piu’ lento,pesante e l’aria disegnava davanti a me,aldila’ del cruscotto,strani giochi di luci ed onde,simili a quando l’eccessivo surriscaldarsi dell’asfalto al contatto con l’aria,da’ quello strano effetto ottico surreale.

Pensai ad un malore e accostai con la mia ford sulla piazzola d’emergenza dell’autostrada;eppure non sentivo niente addosso che non andasse,anche sé,sceso dalla macchina,notai che quella strana atmosfera ancora mi circondava;tutto era deserto attorno,le case,le strade,lo stesso cielo…!Cominciai a guardarmi attorno e mi avvicinai al telefono d’emergenza senza un motivo vero,solo per verificare se almeno quello fosse rimasto uguale.

Un rumore assordante pero’ s’impossessò della mia testa,veniva da ogni angolo,era come se tonnellate di pietre stessero rotolando da non so dove,ma quando alzai gli occhi,rimasi sconvolto nel notare che non era altro che il rumore amplificato del battito d’ali di decine di strani volatili neri che attraversavano il cielo in stormo;una presenza inquietante che si perse nel giro di pochi secondi.

Rientrai in macchina,abbastanza teso e impaurito e misi in moto.

Appena accesa,notai che la strada sembrava camminare da sola mentre io ero ancora fermo;scorreva veloce,quelle linee laterali,i segnali stradali,attraversavano l’aria e anche me in una folle corsa verso la pazzia.

Ridiscesi,confuso e frastornato,cercando qualcuno o qualcosa che mi portasse fuori da quest’allucinazione.

Sopra di me una piccola collinetta ,piena di pini,che sembravano anch’essi imbalsamati.

Un’ ombra,un uomo,ecco finalmente qualcuno proprio lì tra quegli alberi;cominciai a urlare e a gesticolare ma non mi sentiva,entrai dunque in macchina per suonare il clacson che purtroppo pero’ non funzionava piu’,decisi così di attirare la sua attenzione lanciando pietre verso lui almeno per far rumore,ma appena vidi quella sagoma,si reimpossesso’ di me il tempo assurdo che mi circondava;l’uomo s’era buttato giu’ dalla collina e cadeva disegnando zig-zag nell’aria,come foglie morte;sbattè a terra lì davanti a me e seppur l’impatto fosse stato assurdamente delicato,si disintegrò,scomparve.

Mi veniva da vomitare,mentre sudavo e non riuscivo piu’ a essere lucido.

Il fischio sempre piu’ assordante ,simile a quello di un jet che rompeva il muro del suono,feroce nella mente,aumantava,aumentava…!

Mi ritrovo sulla Ford,mentre cammino sull’autostrada,un camion sorpasso’,mentre il cellulare inizio’ a squillare-

“Pronto?”-dico con voce tremante e incerta;

“Ma dove sei arrivato?Qui stanno aspettando tutti…”.

“…Arrivo…arrivo…subito!!.

Posai il cellulare e come un automa continuai a guidare,in quel tempo,in quell’istante,in quello spazio non mio.

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Son stato piu’ volte titubante nell’inserire o non nel blog i miei pensieri e la mia soddisfazione, inerenti la pubblicazione e la presentazione del mio primo libro “Homo minor mundis”; poi pero’ mi son detto: “ma il blog non è una sorta di diario personale ove far conferire i propri pensieri, le proprie idee e le proprie emozioni ?”Cosi’ voglio bloccare nel tempo le emozioni che questa esperienza mi ha regalato e condividerle con chi, nel blog, ritrova una sorta di mondo parallelo reale e sfoga in esso cio’ che a volte non si è in grado di tirar fuori nella realta’ quotidiana.
Il 27 Marzo, presso il centro culturale giovanile di Avola, è avvenuta la presentazione ufficiale del libro, con la partecipazione della casa editrice e dello scrittore Benito Marziano che ha curato la prefazione del libro stesso.
Durante il suo intervento ha messo in luce il fatto che nel libro si affrontino argomenti molto duri e socialmente rilevanti:
“Un altro crimine, quello perverso e vile dello stupro, viene affrontato in Uccidimi, poesia dai toni forti sin dall’incipit;”
Ma ci parla, sempre con molto calore, anche di altre problematiche che,vengono affrontate in versi appassionati e di buona poesia e in prose di altrettanto valore. Sono i temi della tanta indifferenza di fronte alla disabilita’; dell’anoressia, che solitamente sembra meno diffusa di quanto lo sia in realta’, affrontato in Libera a stento; ma anche quello dell’eutanasia e del testamento biologico; quello dell’interruzione volontaria della gravidanza; e altri ancora.

La serata è stata emozionante e mi ha donato momenti indimenticabili;ancor piu’ bello quando ho saputo dalla casa editrice che del libro è stata fatta una recensione inaspettata sulla rivista letteraria “tragliscaffali-periodicoitaliano”,curata dalla giornalista e critica Nadia Turriziani dove tra l’altro lei asserisce:
“è la rabbia che emerge con forza nei suoi versi. Non una rabbia irrazionale come potrebbe essere quella originata dall’odio o dal disprezzo della vita e degli uomini ma, al contrario, molto razionale. Una rabbia originata dalla volonta’di difendere la vita e gli uomini.”

In una vita, nella quale a volte è l’impegno quotidiano, la routine, gli obblighi esistenti a farla da padrone, la serata del 27 marzo è stata per me fonte di soddisfazione e di realizzazione di un sogno, che è reso ancor piu’ bello, dalla condivisione di valori e di progetti e dal fondamentale apporto psicologico che mi è stato donato dalla mia “consulente speciale”…mia moglie!

io homo

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A voi che non parlate, parole io cerco
dotti ed ignoranti, padroni e servi;
d’inizio secolo o ancor assai piu’ remoti
d’un giorno appena, mesi o anni o ancor.

Di quante storie nutresi ladro il verme,
copre la terra il non battito di un cuore,
ai vostri visi a colori oppur in bianco e nero,
chiedo, modesto, risposte ai miei perche’.

E il rintronare del vuoto sotto i miei piedi,
figlio di una sopraelevata struttura in nera pece,
scandisce il ritmo di una ossessiva quiete,
tra sguardi marmorei d’angeli e consumate croci.

Il falegname dirimpetto all’ingegnere,
la massaia, la puttana, l’insegnante,
vento diverso quando spira e qui si spira,
vento di storie, seppellita speme.

Eppur m’angoscia lo sguardo fiero e fermo,
così m’allegra del riccio il suo splendor,
giovani vite che al fior vita si lega,
anziani avi, p’amico il solo sol.

Anime erranti che loculo fan del tutto,
case celesti per voi nei nostri amori,
segni evidenti di un vitale flusso,
morte rifiuta, morir senza pietà.

pensiero

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Le giornate a Nasiriyya spesso cadevano nella monotonia di riti militari tanto inutili quanto assurdi per quella citta’. Nella base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri la sveglia suonava alle sei, divisa addosso, colazione, il tempo di una sigaretta, alza bandiera, presa visione delle consegne e se non si era di guardia, in giro a far niente per riempire le ore:la nostra misssione di pace. Il vero motivo dell’operazione lo aveva indovinato Li Vigni che cosi’ scriveva in un suo libro:
«La presenza italiana in Iraq, al di là dei presupposti ufficialmente dichiarati, è motivata dal desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione e degli affari. Questi ultimi riguardano soprattutto lo sfruttamento dei ricchi campi petroliferi.
Non a caso il nostro contingente si è attestato nella zona di Nassiriya dove agli italiani dell’ENI il governo iracheno, pensando alla fine dell’embargo, aveva concesso – fra il 1995 e il 2000 – lo sfruttamento di un giacimento petrolifero, con 2,5-3 miliardi di barili di riserve: quinto per importanza tra i nuovi giacimenti che l’Iraq di Saddam voleva avviare a produzione».
Uscendo dalla caserma , potevamo andare nelle zone circostanti, dove ben poco comunque si trovava se non gente impaurita e per nulla convinta della nostra presenza.Ci chiedevano cibo o altri beni di prima necessita’, che non potevamo consegnare per ordine ricevuto; allora le donne, molte vedove grazie al nostro fuoco amico, cercavano di corromperci sessualmente;te le compravi con niente, un pane, una scatoletta di tonno, potendo in cambio fare di loro tutto cio’ che volevi; una volta chiesi ad una donna di circa 35 anni, che mi ero appena scopata, cosa volesse per darmi la figlia; mi guardo’ sconvolta e mi fece capire che mai avrebbe fatto prostituire la ragazza, che ancora poteva avere una quindicina di anni; allora estrassi dalla tasca diversi dinari e glieli mostrai; li misi sul tavolo e le feci capire che quella ragazza doveva essere mia; lei pianse ma non reagì,mentre la figlia veniva da me portata, remissiva e passiva, in una piccola stanzetta adiacente quella in cui mi trovavo al momento.
La sdraiai sul lettino, mentre le prime lacrime scivolavano sul suo viso e la madre tappava di gia’ le orecchie per non sentire; le carezzai le gambe e cominciai a sfilarle le mutandine; lei tremava, ma io mi eccitavo sempre piu’. Le dita si infilarono tra la sue cosce in cerca dell’apertura vaginale; cominciaia a carezzarla, ma lei era rigida e terrorizzata, mi abbassai allora i pantaloni e mi misi sopra lei aprendole le gambe; cominciai a spingere e lei ad urlare di dolore…! La madre entro’ nello stesso momento che il mio pene riusci’ a deflorare la figlia infrangendone l’imene e rendendola per sempre l’ennesima valvola di sfogo dei “missionari di pace”. Mi colpi’ con schiaffi e calci, mentre mi alzavo dal letto, avendo fatto appena in tempo a soddisfare il mio istinto; urlava, sembrava andata completamente fuori di testa; io uscii di corsa dalla casa, ma un immagine prima di sparire rimase impressa ai miei occhi: la madre ando’ ad abbracciare la figlia che con le mani sporche di sangue mi indicava piangendo. Sconvolto,m’incamminai per quelle strade sporche di fango e morte, tornai alla base, guardai l’ orario: erano le 10 e 40 del 12 novembre 2003; a poche centinaia di metri l’ingresso della MSU, un camion cisterna mi passo’ a velocita’ e si dirigeva verso la caserma: sentii solo dei colpi di AR 70/90 e poi un esplosione…!

newCetara_Secondo_La_Procura_La_Bambina_Veniva_Appesa_E_Violentata

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Ci hanno fatto credere che è stata abbattuta, sconfitta, annullata, ma è lì come metastasi che si stende nei territori piu’ o meno malati, creando nuove cellule che andranno a minare zone ancora vergini, sin quando il male non si sara’ impossessato definitivamente di ogni luogo e di ogni mente.
Eppure per renderci conto che nulla è stato ucciso, basterebbe andare in citta’ ove la connivenza con la normale routine quotidiana si percepisce e si sente nell’aria, come puo’ accadere ad esempio a Catania.
Qui si vedono vigili urbani e forze dell’ordine varie,evitare le zone coperte dalla mafia con posteggiatori abusivi e venditori ambulanti sempre abusivi, che per avere quella zona pagano il boss di turno e così “lavorano” indisturbati;a Catania la festa di S. Agata – che è la terza festa religiosa del globo terrestre, per capire di che parliamo – è interamente in mano alla criminalità organizzata, dalla vendita di tonnellate di cera agli spettacoli pirotecnici, dalle scommesse clandestine su orari di entrata e uscita del fercolo alle soste davanti le case dei boss, dai venditori ambulanti alla cloaca del circolo di S. Agata (perché trattasi di cloaca: lì dentro da anni tutti sanno tutto e quasi nessuno fa niente, neanche andarsene senza dire nulla).

L’anno scorso un giorno prima dell’inizio dei festeggiamenti un uomo fu ucciso durante una partita di calcio. La festa iniziò e finì regolarmente, eccetto il disturbo dei funerali in una piazza Duomo piena per metà. In giro la solita folla, e vi risparmio i commenti e le battutine dei più sulla morte di Filippo Raciti. Oggi il comune è in una situazione di dissesto finanziario tale che da mesi non ci sono i soldi per accendere i lampioni (!), che restano spenti in buona parte della città: per la festa di S. Agata, però, i soldi si troveranno, come sempre. E tutti in giro, a urlare come ossessi in questo rito collettivo di stupidità e ignavia.
L’attività d’indagine economico-finanziaria svolta dalla DIA, articolata da intercettazioni ambientali e telefoniche ed anche da servizi dinamici di osservazione e pedinamento svolti in Sicilia e nell’Italia centrale, si è avvalsa anche della importante collaborazione in Umbria del Comando Provinciale Carabinieri di Terni, che ha contribuito anche alle acquisizioni documentali ed alla individuazione degli immobili confiscati, di seguito elencati:
Balestrate (PA):
• 2 appezzamenti di terreno di a. 15 complessive in c.da Foggia intestate a SGROI Lorenza, coniuge di LO CRICCHIO Salvatore;
Partinico (PA):
• Un vasto appezzamento di terreno, di h 1.48,488, in località Sirignano, intestato a LO CRICCHIO Pietro, figlio;
Terni e provincia: a FARAONE Paolo
• nr. 2 magazzini;
• nr. 2 appartamenti;
• complesso aziendale ubicato nel comune di Narni (TR) e complesso aziendale a Terni.
Per non parlare dei grandi lavori in appalto, come ad esempio la Siracusa-Gela ove oltre a ingenti quantita’ di capitale passato di mano in mano, nei vari cantieri son stati inseriti “personaggi” noti alla cupola, che hanno utilizzato la copertura lavorativa per poter uscire la mattina dal carcere e rientrare la sera, avendo la giornata disponibile per il controllo dei vari affari in giro nelle zone limitrofe, dalle mazzette alla prostituzione , allo spaccio di droga.
Possiamo portare poi alla luce quelle belle inserzioni poste alla fine di quotidiani regionali e locali come “La Sicilia” e “il giornale di Sicilia”, dove prestanti ragazze mercificano se stesse per cifre che vanno da 50 a piu’ di 100 euro (a secondo della prestazione richiesta);dietro loro il magnaccia di turno e dietro il magnaccia il politico, l’assessore o il funzionario di pubblica sicurezza, ad abbottonarsi i pantaloni e a chiudere gli occhi al prezzo di una prestazione piu’ o meno completa;esistono le cooperative sociali, fonti di lucrosi guadagni e riciclaggi tramite finte gare d’appalto, o l’ingente affare legato all’esistenza di cooperative private nello smaltimento dei rifiuti…cosa dire poi della mafia insita nei luoghi di assegnazione di attestati quali l’insegnamento di sostegno(a.n.s.i.,cenacolo domenicano ecc.),l’o.s.s. o l’ o.s.a. in mano a delinquenti che rubano migliaia di euro ai ragazzi che si danno da fare per inserirsi nel mondo del lavoro.
La lista potrebbe ancora essere lunga (anzi infinita), ma gia’ così ci rendiamo conto di una cosa:
la mafia non è stata battuta, ma convive serenamente indisturbata col potere sotto l’ormai noto detto “tu non interferisci nei miei affari e io ti lascio libero di mangiare insieme a me”.

fonti:
/a.marsala.it/antimafia/

http://www.francescocosta.net/2008/02/02/s-agata-patrona-dei-mafiosi/

mafia

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