Archivio Giugno 2010

Forte il desiderio e pura la sua carne, rosea, chiara, vergine, sensuale; camminavo schizoide, fuori, posseduto da lei; stavo sbagliando? Piangevo disperato, ma appena fissavo lei, tremori di lussuria uccidevano la pieta’ e i suoi sensi di colpa e vibrava ogni parte del mio corpo eccitabile, mi avvicinavo così carezzandole il viso, per farle capire che non volevo causarle sofferenza, doveva stare tranquilla e godere di quell’esperienza estrema e unica; le avevo spiegato che ogni forma di possesso e di abuso avrebbe provocato in lei orgasmi multipli e senso di godimento pari ad emozioni forti e surreali; poggiata sul fianco destro, in un letto adorno di petali vari (so che le piacevano), le sue caviglie fini e stupende stavano legate tra loro, lo stesso i polsi sottili e poi quella bocca, labbra carnose, che il piu’ puro degli esseri viventi avrebbe baciato, leccato e voluto, abbandonando ogni forma di immorale e falsa castità; lei era sesso, caffeina per spermatozoi, oggetto cercato per soddisfare ogni forma di inappagato e  estremo desiderio carnale.

Mi sdraiai dietro lei, appoggiandole il cazzo al sedere, ancora coperto da una minigonna nera, aderente e l’erezione non si fece attendere ne tantomeno l’eiaculazione molto piu’ che precoce; la strinsi forte a me, lei era rigida, impaurita, e le mie mani toccavano e spesso schiaffeggiavano la dura pelle delle sue cosce, lasciando su di esse il segno rosso delle dita che subito andavo a rinfrescare con la lingua, per lenirne il dolore.

 Ma perchè piangi adesso, cazzo! Non capisci che ti desidero, ti amo, ti voglio, mia, solo mia, per sempre parte di me e di nessun altro. Il suo profumo, quello naturale, si mischiava a quello leggero di bergamotto che lei utilizzava spesso “solo di estrazione naturale” diceva. Mi rialzai e avvicinandomi al mio vecchio ma funzionale giradischi, misi lo stupendo vinile “Alive…in Poland” dei Bulldozer che riempiva ogni spazio infinetesimale di quella stanza di note e voce di A.C. Wide; odiavo questi schifosi I-pod che oggi i ragazzini portavano con loro anche a scuola, in bagno o mentre si apprestavano a uno di quei pochi rapporti sessuali reali che ormai venivano sostituiti da virtuali amplessi e visioni fittizie tramite web-cam.

Mi fermai a fissarla, lei evitava il mio sguardo e piangeva, continuamente e ininterrottamente; il seno abbondante e tondo si muoveva assieme ai singhiozzi e il suo girovita molto stretto dava risalto a forme che erano state messe lì appositamente dal demone della tentazione a inebriare le menti di noi corrotti e adepti remissivi della lussuria; si muoveva sinuosa, cercando di liberarsi e ancor piu’ questo alzava il livello di libido che gia’ di per se’  aveva superato i limiti della razionalita’ portandomi lungo i lidi pericolosi e subdoli dell’istinto animale e malefico  che annulla quelli eretti  dalla morale tra sesso e morte.

Mia…solo mia!

 

La girai posizionandola a faccia in giu’, cosicche’ i glutei fissavano me e da debole cedetti alla voglia di vederli nudi, spogli da ogni involucro artificiale creato dall’uomo per nascondere se stesso; dovevo…e con mio gran dolore e desiderio, penetrai quel culo con ardore, facendole cosi’ male che l’urlo, soffocato dal bavaglio, usci’ fuori ugualmente e straziante, creandomi brividi di terrore su tutto il corpo;  ma fu un attimo, poi mi adagiai sulla sua schiena e la possedetti sino all’orgasmo.

Andai a cambiare vinile, avevo voglia di “crisi”, “lsd”, “Assenzio”, “zero”, “fuori dal tempo”, così misi l’ipnotica  musica dei Bluvertigo, sedendomi sul pavimento ad osservare quel corpo che mi aveva schiavizzato, sopraffatto, violentato psicologicamente, reso vittima  del suo potere distruttivo; il viso come bambola di porcellana e mi fissava immobile, col mascara che colava sulle gote e le labbra  carnose chiuse, fredde, che immolavano il momento di perdizione, assenza e di resa della regina.

Il sangue della seconda persa verginita’ era rossetto tra le sue cosce, mentre il mio pene, tra bruciori e lividi cominciava di nuovo a pulsare; dovevo distrarmi, combattere contro lei, mi stava uccidendo di voglia, di pene e di colpe, dovevo annullarle o possederla definitivamente…dentro!

La carne, il sangue, l’amplesso, lo squirt, lo sperma, gemiti, urla…fuoco!

 

Con caparbieta’ e precisione cominciai a farlo scorrere giu’ per l’orifizio anale, ma poi si blocco’; lei era quasi svenuta dal dolore e non potevo piu’ farla soffrire; il martello da carpentiere fu amico…tre colpi e la sbarra metallica usci’ perfettamente dalla nuca uccidendola immediatamente; da una parte della sbarra misi un manico di plastica e cominciai a trascinarla di forza; mi  resi però conto che era impossibile farla entrare tutta nel camino, cosi’ decisi di raderle i capelli e le sopracciglia e iniziare  dalla testa; infilai il lato libero della sbarra, nell’apposito buco all’interno del camino e con forza abnorme cominciai a farla girare sulle fiamme: che profumo, che odore…avevo l’acquolina in bocca; presi del pane e cominciai a mangiare e mentre il sapore di carne fresca deliziava  le mie papille gustative  la parte non cotta faceva da calmiere ai miei istinti sessuali e rendendomi conto  che era vergine  anche in fica mi liberai dal senso di colpa e le chiesi di sposarmi.

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Sbadatamente mi sono fermato a prendere un caffè in un bar dove da tempo non entravo; non ricordavo ci fosse un motivo per il quale lo evitavo da quasi 20 anni ma c’è voluto poco a far si che la mente portasse a galla ricordi che aveva volutamente seppellito; alzando gli occhi sopra la postazione della macchina per fare il caffe’ ho visto una foto…era quello il motivo! M. stava ridendo in quella foto, scattata mentre si trovava in pausa durante una performance sonora; quella batteria era la sua voce, il suo cuore ed era stata la sua salvezza; la cocaina si era impossessata del suo corpo e dure le sue lotte per fotterla e alla fine c’era riuscito, grazie ad una forza di volonta’ enorme e alla batteria “Pearl” bianco-panna che suonava ogni volta lui sentisse il bisogno di “farsi”. Tre anni c’erano voluti ed eccolo tornare tra noi con la sua Pearl e le sue bacchette a scandire il ritmo di “The number of the beast” e a chiudere le nostre serate con improvvisazioni stile “the mule” dei Deep Purple; si era anche fidanzato e la ragazza abitava a circa trenta chilometri dal nostro paese; una mattina prestissimo sentii suonare il citofono di casa e mia madre disse che era Al. che doveva parlarmi; scesi in pigiama e notai il suo viso distrutto e fortemente segnato dal pianto; M. aveva accompagnato a casa la sua ragazza dopo una serata in pizzeria e al ritorno costeggiando il lungomare in auto, un colpo di sonno e tutto era finito : il precipizio, la scogliera e quelle bacchette si erano fermate per sempre.

Sono uscito sconvolto dal bar e sedutomi in auto ho cominciato a pensare  quanti ricordi e quante persone il tempo ha rubato  alla mia memoria; erano gli anni in cui suonavamo spesso tra pub, centri sociali e piazze, gli anni degli Iron Maiden e dei Ramones, degli ululati alla Robert Plant di Cr. e dei miei tentativi di assoli Malmsteeniani o di accompagnamento  tipo Angus Young.Erano anche gli anni bui delle crisi esistenziali e del pensiero rivolto a tutto cio’ che significava andare contro! Le sere passate al lungomare tra una Ceres e i testi con accordi dei pezzi da preparare, gli anni in cui avevo una piccola trasmissione radiofonica da condurre due volte la settimana, dalle 21 alle 22 e trasmettevo musica punk, dark, heavy metal  ricordo che la sigla iniziale e finale era “You shock me all night long”! Poi arrivo’ l’universita’, la casa a Catania e l’impegno politico; abitavo con gente tendenzialmente diversa dalla massa come mi sentivo io e ricordo ancora quando diedi la prima materia d’esame con 26/30 ed ero il primo di tutto il condominio a dare una materia dopo otto mesi…andammo a comprare in un chiosco birre, gin e lemon soda e via coi festeggiamenti e quel “diritto romano” rimarra’ indimenticabile per tutta la vita; poi la ricerca dell’eccesso si impossesso’ un po’ di tutti noi e ricordo che Hashish, Marijuana, Cobret, Lsd, oppiacei e metanfetamine arrivarono a dirigere le nostre giornate. Ma non era brutto come periodo, non mi pento di niente è stato scuola e insegnamento che oggi mi porto dentro; come rinnegare la stupenda occupazione universitaria nel 1993, finita a “mazzate” con l’allora famigerata “f.u.a.n” o azione giovani…non ricordo bene, o la scoperta che anche la buccia di banana essiccata e grattata all’interno poteva essere, se fumata, un ottimo palliativo all’erba, o ancora le serate ai pub tra musica live, risate e birra alla spina e le cazzate sulle nostre conquiste in facolta’ e le grandi notti di sesso che poi in verita’ erano stronzate per nascondere l’ennesimo due di picche.

E oggi? Molti di questi amici  non li vedo da anni ma ho saputo che:

D. è a Londra con una comunita’ punk-bestia e saltuariamente lavora nei pub,S. è anche a Londra ma si è molto imborghesito, lavora anche lui nel settore ristorazione e ha rinnegato la sua terra d’origine, S. lavora all’u.s.l. locale con un contratto di precariato, P. è in Germania , non so cosa faccia ma mi han detto che ha avuto enormi problemi con lo spaccio di eroina finendo piu’ volte dentro, C. ha preso la terza laurea, gestisce le tenute dei suoi genitori e insegna precariamente alle scuole medie, L. è finito alla camera dei deputati con le liste di rifondazione comunista , subito dopo  ha lasciato la moglie C. e si è comprato un appartamento al centro di Roma per poche migliaia di euro e frequenta locali in, Dav. dopo esser riuscito a disintossicarsi dall’eroina si è sposato e lavora in un magazzino di dolciumi ed infine io: mi son sposato, ho due figli stupendi, una casa, un lavoro, i problemi classici di tutti i giorni piu’ qualcuno…ma va bene ugualmente e due enormi sogni da realizzare …li affido al nulla , ma prometto al destino che se si realizzassero potrei anche in cambio dare il mio congedo inchinandomi con dignita’ cosi’ ad una vita vissuta  senza rimpianti e senza mai aver pensato di rinnegare qualsiasi cosa fatta e qualsiasi successo o insuccesso ottenuto.

We salute you.

 

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