Archivio Novembre 2010

Prende il nome dal famoso esponente politico prima estremista radicale (famose le sue esternazioni antiberlusconiane che definiva mafioso, fascista e sfruttatore), adesso portavoce dello stesso Berlusconi che definisce onesto, perseguitato politico, esponente attivo contro le mafie e democratico.
E’ una sindrome che si sta sviluppando in modo pauroso in ogni settore della vita sociale e colpisce indistintamente le persone sia di destra che di sinistra, sia ricche che povere, sia terroni che polentoni.
Prima di descrivere il modo in cui si manifesta è quasi d’obbligo distinguere l’uomo stesso in tre categorie che sono fondamentali per capire come la sindrome stessa prende di mira determinati tipi:
1-remissivo: incapace di prendere decisioni da se’, si sottomette alle leggi dettate dal piu’ forte, anzi lo cerca per sentirsi difeso e sicuro; tipo pericoloso perché appena trova un po’ di attenzione da parte di qualcuno si vende facilmente.
2-aggressivo: è opposto totalmente al remissivo come esternazione caratteriale, ma uguale come tipologia; non accetta che possano esistere persone con le quali paragonarsi, perché ha sempre ragione e tende alla denigrazione e al non confronto. Solitamente questo carattere nasce sempre da una insita predisposizione al paragone e ad un congenito complesso d’inferiorita’ che sfocia in un linguaggio violento e offensivo e in atti di disistima nei confronti del “nemico” accertato.
3-assertivo: è lo stadio che tutti dovremmo raggiungere per un equilibrio stabile della nostra personalità; l’assertivo fa parlare l’altro, dice la sua, critica e accetta le critiche, è costruttivo.
Partendo da questa distinzione possiamo facilmente stabilire delle reti di connessione tra i vari tipi descritti:
1-Il remissivo è attratto dall’aggressivo perché copre quella fascia caratteriale che lui non riesce ad avere; quando l’aggressivo contatta in qualsiasi modo il remissivo, quest’ultimo è preda di forti emozioni, sentendosi “importante” e quindi facilmente manipolabile; il remissivo fara’ di tutto per non tradire la fiducia del “capo”, abbandonando di slancio ogni legame vuoi affettivo che lavorativo che potrebbe compromettere la sua figura agli occhi di chi lo ha appena conquistato; non di rado avvengono cambiamenti sostanziali anche nel modo di concepire la vita e negli ideali sino ad allora mostrati, porprio perché è tipico del remissivo seppellire i propri principi e sentimenti a favore di quelli dell’aggressivo (Capezzone difatti rientra appieno in questa figura).
2-L’aggressivo va a caccia del remissivo per utilizzarlo ai fini propri e per scagliarlo contro il “nemico” che in questo caso è rappresentato dall’assertivo; nei confronti di un altro aggressivo, inizialmente si crea un clima di tensione che col tempo si trasformerà in collaborazione e aggregazione di gruppo, per unire assieme gli adepti dell’uno e dell’altro e ammaestrarli contro l’assertivo; tra assertivi vi è poca stima reciproca perché vedendosi come in uno specchio sarebbero costretti ad un’auto-critica che evitano invece proprio rendendo quasi pari a zero i loro legami; spesso un remissivo tende a denigrare un suo simile come sfogo del subconscio contro se stesso.
3-L’assertivo cerca di instaurare un dialogo costruttivo con le due figure, ma l’aggressivo solitamente, sentendosi inferiore ma ergendosi esternamente a superiore non accetta il dialogo anzi tende a denigrare le affermazioni dell’assertivo per ridicolizzarlo e portarlo così ad un livello che socialmente dovrebbe essere inferiore al suo (inferiore all’occhio della gente naturalmente, perché l’aggressivo manca di auto-stima ma ci tiene morbosamente al giudizio degli altri, specialmente a essere catapultato in un livello di superiorita’ rispetto al “nemico”). Con il remissivo è ancora piu’ difficile instaurare una discussione costruttiva, perché appena apertasi la discussione stessa, il remissivo non dirà il proprio parere ma rimandera’ a dopo con lo scopo di andare a rapportare tutto all’aggressivo ed esporre così l’idea del padrone e non la sua.
Quindi:
- Aggressivo e remissivo : coppia;
- Aggressivo e aggressivo: prima nemici poi alleati;
- Aggressivo e assertivo: nemici;
- Remissivo e remissivo: nemici;
- Remissivo e aggressivo:coppia;
- Remissivo e assertivo: neutrale-nemici;
- Assertivo-assertivo: coppia;
- Assertivo-remissivo:vedi sopra;
- Assertivo-aggressivo: vedi sopra;

Da tutto cio’ si evince che esistono regole ben fondate mediante le quali si creano i rapporti interpersonali e tali rapporti comunque spesso sono destinati alla rottura per colpa del principio dell’aggressione o della remissivita’; questi ultimi due elementi odiano il colloquio e in collaborazione disistimano l’altra persona, tendono a creare gruppo contro quello o quell’altro, ma non esistera’ mai un vero rapporto di amicizia tra loro stessi in quanto la diffidenza sara’ tra loro il principale sentimento esistente sapendo l’uno dell’altro i difetti e le debolezze; prima o poi al primo inghippo uno dei due esternera’ tutto cio’ che in confidenza l’altro ha confidato durante il periodo di “amicizia” per deriderlo e denigrarlo di fronte agli altri e non è detto che sia per forza l’aggressivo a farlo…! Il remissivo nel momento dell’abbandono, per rendersi amico qualcun altro è capace della qualsiasi e puo’ essere molto piu’ cattivo e infido dell’aggressivo. Per finire non voglio affermare che non esistano i veri rapporti d’amicizia, ma sono rari e nascono spontanei e spesso in eta’ adolescenziale e si protraggono per tutta la vita; anche nel mondo del lavoro o nei luoghi che piu’ spesso si frequentano puo’ nascere il rapporto d’amicizia ma è sempre molto raro e si capisce subito se è sincero.
Chiunque può simpatizzare col dolore di un amico, ma solo chi ha un animo nobile riesce a simpatizzare col successo di un amico diceva Oscar Wilde, mentre Schopenhauer affermava che chi è amico di tutti non è amico di nessuno.
Non fidiamoci quindi di chi ci è amico e allo stesso tempo è amico di tante altre persone spesso nostre antagoniste, potrebbe facilmente essere un falso ma crediamo ciecamente all’amicizia di quella persona che nel momento del tuo successo si congratula e ti apprezza perché è facile essere amici quando la controparte è debole e sta soffrendo, ci si mette a completa disposizione ma quando l’altro ha un attimo di positivita’ e notorietà la maggior parte dei “falsi” sparisce e ti critica negativamente di nascosto…infine diffidiamo anche di chi fa dell’auto-compiacimento un’arte e della disistima altrui un modo di fare…è un perdente e i perdenti sono pericolosi!

Capezzone1

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Siamo come cani,
remissivi, sottomessi, schiavi di chi ci adula o ci da una scodella di cibo,
fedeli senza dignità e orgoglio, infidi, pronti a mordere per compiacere il padrone;
siamo come cani,
che si ammazzano per una cagna in calore,
pronti a tradire il piu’ intimo amico per una scopata o un pezzo di pane;
siamo come cani,
mansueti e docili per conseguire uno scopo,
impauriti e codardi, soli, ci releghiamo in un angolo per non farci far male;
siamo come cani,
che si strusciano ai piedi del piu’ forte,
che in branco attaccano la preda solitaria, perchè vigliacchi non ci sappiamo difendere da soli;
siamo come cani,
che nascondono bene le proprie zecche tra i peli,
ma capaci di scovare anche una sola pulce nel manto di chi ci sta di fronte;
siamo come cani,
che infilano la coda tra le zampe quando prendono un calcio nel sedere,
che piangono di nascosto, squallidi, per non farsi vedere;
siamo come cani,
che scavano segretamente un fosso ove nascondere l’osso,
per non dividerlo con gli altri e tornare avidi a divorarlo quando ci concediamo dal branco;
siamo come cani,
per nulla liberi , senza padroni e indipendenti, che ci devono spalare la merda da sotto ai piedi,
che con chi ci tiene schiavi al guinzaglio siamo riverenti.
Ma loro sono cani,
vittime dell’istinto, nati per sopravvivere senza pensare, mangiare, fottere, dormire e procreare,
mentre noi colti e intellettuali, ignoranti e depravati dovremmo vivere pensando,non nascere lobotomizzati.

cane

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Ecco il manifesto vero e proprio rivolto a chi si pone questa domanda. Propongo questo scritto di Bukowski perchè in esso sono racchiusi dubbi e tante verità decantate con la solita ironia e con la provocazione corrosiva e beffarda che lo ha sempre contraddistinto. Ed è già particolare il modo che ha di affidare le regole della scrittura ad una poesia, un genere tanto disprezzato oggi ma che è la vera espressione dell’umano sentire; a chi dice che troppi sono i poeti e che semplice è l’accozzaglia di rime e versi, rispondo dicendo che la poesia è dentro tutti noi e quindi ognuno ha il diritto di esternare le proprie idee seguendo logiche personali e non le regole dettate dalla didattica e dagli studi accademici; terzine, quartine e quant’altro creano una gabbia dentro la quale muoiono le liberta’ personali.
“non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento
.”
Già in questi versi è racchiuso lo spirito dello scritto, contro l’auto-compiacimento, il conformismo e la pretenziosità di molti che ergono se stessi a grandi scrittori e artisti aldila’ di ogni critica o giudizio contrastante; è la libertà che esce fuori da ogni verso:la libertà di “essere liberi”, senza costrizioni schematiche e senza la voglia di ergersi ad artisti…magari fossero di piu’ i poeti e meno i critici di poesia; la poesia genuina e spontanea è ricchezza, è vita ed è sintomatica di alta spiritualità; ma oggi è semplice denigrare e distruggere, piu’ difficile creare e quindi chiedo a tanti imbrattatori come me di continuare a sporcare di inchiostro questo mondo, chi disprezza i versi è portatore sano di povertà mentale, chi li critica costruttivamente invece è ben accetto…anche lui sta mettendo un mattone per la ricostruzione di questo mondo così scarno e vuoto.

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato.

bukowski_016

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Come puttana ti sei concessa a me, vita,
lussurioso ho leccato il nettare sporco della tua vagina,
e in te mi sono insinuato, voglioso, ad occhi chiusi,
credendo che mi concedessi tutto, l’orgasmo, la passione.

Ma squallida hai subito preteso la tua parcella,
così fredda a cosce aperte, rispondendo alla chiamata del prossimo cliente,
in un vuoto preservativo, srotolato senza voglia,
hai racchiuso ogni mio seme, buttandolo beffardo dentro al cesso.

Ma ti riscopero’ vita, senza sentimento,
e stavolta vorrò godere con rabbia del tuo dolore,
perchè quando ancora una volta spalancherai insolente le tue gambe,
di spalle ti mettero’,
e sodomizzandoti ad occhi chiusi il sangue vorro’ vedere
della tua sudicia e egocentrica moralità perversa.

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Sono morto 36 anni, 432 mesi, circa 158000 giorni e ancora mi credo vivo; 53000 giorni passati a dormire, 5400 a lavorare; 1500 giorni tra i banchi di scuola e fottuto di sogni e utopie; poi 1825 giorni di merda, buttati tra progetti, falsi sguardi e la voglia di sesso, compiuto centinaia di volte con migliaia di donne nelle più differenti posizioni e in qualsiasi posto, ma sempre dalla stessa prospettiva; poi la musica, la chitarra, 4 o 5000 canne, rullate usando di tutto di piu’ e le corse in macchina verso la famosa strada chiamata via delle finanze, con la prospettiva di andare a puttane, ma che finiva tutto nel chiedere il prezzo e fuggire per la paura di essere scoperti da qualcuno, perchè ne vedevi di gente conosciuta girare per quel quartiere, con la mogliettina e i figli a casa e loro a dare 30000 lire per bocca e davanti e 50000 lire tutto completo, ma a quanto sembra la cosa oggi è molto diffusa in ogni settore e non fa poi tanto male sfogare la propria frustrazione con una meretrice o con un trans, serve, come dicono molti psicanalisti, a buttar fuori ansia e rabbia…!
Piu’ di 1500 giorni per le vie di Catania e nelle aule universitarie; giorni vissuti pienamente in via Alessi al Nievski, in via Rapisardi ai carbonari e all’Iguana pub horror club; poi Messina in piazza Cairoli dove dopo le 20 vedevi in giro solo gay e quindi ti spostavi a Ganzirri dove ora dovrebbe sorgere il pilone del famoso ponte sullo stretto tanto decantato dagli stronzi al potere; per una materia non riuscii a evitare la leva obbligatoria così regalai 6 mesi a Taranto e altri 6 a Catania alla stazione elicotteri, esaurimento nervoso al termine della naja e come candelina sulla torta quei già citati 1825 giorni. Un anno di programmazione a radio Sicilia dove trasmettevo musica Heavy metal e litri di birra accompagnate da pacchetti di Marlboro: a proposito ad oggi quasi 200000 sigarette e 24000 caffe’; di ragazze qualcuna l’ho avuta ma allora non la mollavano anche se pretendevano spesso di essere soddisfatte loro e io non mi tiravo indietro: diciamo che 2500 volte circa sono riuscite a essere gratificate e quasi uguale l’inverso; poi piu’ di 2000 giorni solo o con pochi “amici” in giro per luoghi e per storie che mi han fatto male: 2 morti in incidente stradale, 4 finiti nei centri di disintossicamento da droga e uno solo adesso ne è uscito veramente; diversi persi nel tempo ; uno adesso è un punkbestia e vive a Londra, un altro lavora come L.s.u. all’A.s.p, uno è ancora studente universitario, un altro è fuggito dalla Sicilia e ora parla con cadenza toscana e vive ad Arezzo, tra moto e officine; arrivo cosi’ al fatidico 1998:altri 139 giorni da single e poi 1353 giorni circa da fidanzato e ad oggi quasi 3200 giorni da sposato; 4000 giorni da ragioniere-magazziniere-autista, tanti altri divisi tra svariati lavori; da 1913 giorni padre di Sergio e da 366 padre di Giacomo.
Quanti calcoli mi son venuti in mente stasera e tutto perchè penso che la morte in se’ non sia quel fatidico giorno che migliaia di vermi si divertiranno a banchettare con noi, ma lei ci ruba qualcosa per ogni singolo momento di vita che passa, che non rivedremo e rivivremo piu’; secondi andati che ci allontanano sempre piu’ da quando espulsi da un utero abbiamo per la prima volta pianto e prova dell’avvenuta morte è questa: provate a ricordare quello che avete fatto allora…non lo sapremo mai…perchè “allora” è morto in noi!
No…non è un post che tende a scoraggiare o cinico o quant’altro, ma al contrario un post che vuole incitare per primo me stesso a non buttare un solo attimo di questa condanna a vita che ci è stata data e guardare i nostri atti e atteggiamenti non in prospettiva di una fantasiosa seconda vita ma in riferimento a ciò che siamo e a cio’ che qui vogliamo essere e dico essere perchè siamo esseri viventi…! Vivere per obbligo è già duro e credo che in tanti se fossero stati posti davanti ad una scelta consapevole avrebbero rifiutato tutto cio’, ma si deve e allora il modo migliore è quello di tuffarsi in questo mare d’aria e VIVERE veramente, senza calpestare la libertà e la dignita’ altrui, ma senza lasciarsi calpestare, partendo dalla consapevolezza che tutti, senza distinzione di sesso, razza, opinioni politiche e condizioni sociali, siamo nati da uno sperma che in un dato momento ha fecondato un ovulo che moltiplicandosi migliaia di volte ha creato noi…visto…sempre numeri sin dalla partenza!

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