Archivio Marzo 2011

Ti amo morte perchè sei giusta,

perchè ti è indifferente il servo e il servito,

perchè rendi uguali l’umile e il tronfio, il sano e il malato.

Ti amo morte perchè non ti fai corrompere,

perchè annulli l’odio e l’amore,

perchè ligia al tuo dovere non approfitti del tuo potere.

Ti amo morte perchè sei fredda,

perchè vieni improvvisa e imponente,

perchè non ci dai in pasto a un leone ma solo a un misero e piccolo verme.

ti amo morte perchè mi capisci,

perchè non badi al mio incedere mesto,

e ti rubi saccente e distratta ciò che io mai avevo chiesto.

Ti amo morte perchè mi dai forza,

perchè so che in un giorno qualunque

camminando, dormendo o soffrendo,

riporterai il mio nulla all’eterno.

morte11

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D’istante vince il buio, tuoni percuotono
lacrime da occhi ciechi, urla insonorizzate.
Cadono libri, muore Joyce accanto a Nietzsche e Sartre,
tremano i miti dell’intenzionalita’ dell’io.
Squarciano i cieli i mostri dell’odierna involuzione
napalm e morte, carcasse vane cibo fresco per i cani.
Colonne doriche in paesaggi di cubismo estetico,
madri mestruate e ventre come tomba per feti assassinati e andati.
Roghi di corpi, masse d’anime confuse,
ed avvoltoi a depredare il loro involucro.
Ridono in doppio petto a miglia di distanza,
su sfide a risiko, pedine manovrate i nostri volti.
E corre e si rincorrono le teorie di Vico,
viviamo su terre concimate dai nostri avi;
croci uncinate, croci inchiodate,
croci capovolte schiave di un pentacolo santificato.
Nei secoli fedele, nel mio segno vinci,
violenta immagine di un uomo e della sua estetica.

uccisi

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Quella che vi voglio raccontare è la triste storia di un maiale,

che s’incontrava furtivamente con una cavalla complessata

fuggita depressa e sola dalla sua staccionata.

Con la sua chioma liscia e nera andava fiera della folta criniera,

ma lo stallone che a lavorar era sempre più impegnato,

di uno sguardo da tempo non l’aveva degnato.

Mentre passeggiava obbediente e combattivo tra la merda il maialotto,

s’accorse che lo stallone s’ingroppava altre giumente,

e lui che per la cavalla già da tempo era cotto,

cominciò a studiare un piano per potersi fare sotto.

Certo che fu già bello e complessato

quando il suo membro a quello del caval ebbe comparato

ma essendo lui di destra, orgoglioso, fiero e macho

cominciò a dire in giro che il cavallo era frocio.

Arrivato all’orecchio della cavalla questa notizia sconvolgente,

lei prima pianse ma poi rise, tanto era il cavallo quello perdente;

così passeggiando per la fattoria lungo il viale,

dentro quel recinto notò il vero uomo, il gran maiale.

Calda com’era e delusa dal marito,

saltò la staccionata appena ebbe il primo invito,

il maial tutto contento uscì fuori il suo strumento,

ma appena la grandezza della fica fu alla sua vista,

invece dell’oggetto v’infilo’ tutta la testa.

Lei godendo di piacere vi torno’ tutte le sere,

e della testa del maiale lei ne fece un vibratore;

lei nitriva e lui segava e la gioia fu passione,

ma una notte sospettoso li scopri’ lo gran stallone.

Mentre godeva la cavalla con la testa al posto del fallo,

non si accorse il bel maial che dietro lui stava il cavallo;

sentì sopra la sua schiena come un peso arrampicare,

e senza tanto preavviso un gran dolore al suo sedere.

Nel fuggir la rea giumenta non si accorse del maiale

e con la testa tra le cosce violentemente ando’ a cadere;

ora ride lo stallone ad osservare la cavalla

mentre fugge scivolando in mezzo al fango della stalla.

La moral viene da sola ed è saggia e ancor beffarda,

praticando col maial vai a finire nella merda.

maiale

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Padre, ho paura a dirti che amo,

che nella mia vita c’è un altro uomo,

che i tuoi discorsi sulla ragazza giusta

hanno segnato la mia anima come fossero frusta;

padre ho paura della tua vergogna,

che le mie labbra mai baceranno quelle di una donna,

che tuo nipote mai potrà arrivare,

perchè accanto a me voglio solo il suo calore;

padre mi piace quando mi carezza il viso,

quando cancella il mio dolore con un suo sorriso,

quando le sue braccia stringono il mio corpo,

e così sento la passione che mi sale addosso;

padre ti prego non mi giudicare,

non trasformare in odio il tuo amore,

se un giorno quando sarò anziano

voglio che sia lui a stringermi la mano;

padre fammi sentire che sono tuo figlio,

dei primi vagiti del ” ti voglio bene” in un foglio,

regalami un abbraccio e la tua presenza in questa vita,

la tua assenza per me sarebbe un’indelebile ferita;

padre adesso chiudo questa lettera e ti aspetto,

come facevo da piccolo quando venivi nel mio letto,

affido il mio domani alla speranza e al destino,

ricorda che per sempre io sarò il tuo bambino.

bacio_gay

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Alias, aliènus, alienazione, alienamento, alienante…! Partendo dall’avverbio latino si vanno a scoprire tante voci ad esso assimilabili e con base quasi identica; l’alias ovvero ” altrimenti detto”, aliènus “appartenente ad altri- estraneo” e da qui alienato, alienante e alienazione; notiamo che di base c’è comunque un concetto di personalità diversa dall’originale, cambiamento o addirittura stato di appartenenza ad altre forme e estraneità; oggi, con l’enorme diffondersi di forme di convivenza virtuali è semplice poter cambiare il proprio status, il proprio nome e alla fine anche i propri modi di fare che nella realtà non possono essere spinti sino ai livelli che la ” finzione” ci permette. Naturalmente tutti noi modifichiamo certi atteggiamenti quando siamo coperti dall’anonimato  o da altre forme di alias, ma quando cio’ supera certi limiti si arriva a forme di patologia che non solo fanno male a se’ stessi ma anche a chi entra nei propri spazi: dall’alias di chi si erge a filosofo, scrittore, critico in modo da poter dare importanza a proprie azioni o parole spesso ignorate nella realta’, ai signori o signore del sesso, mangiatori o mangiatrici di amici virtuali, agli amanti della demolizione delle qualità altrui, a personalità forti o deboli che allora prendono il ruolo di alienanti o alienati; l’alienante tende a portare nel proprio cerchio di vita virtuale quante piu’ personalità possibili , con astuzia e furbizia riesce a capire le prede che possono essere agguantate e le adula, le raggira sino a impossessarsi della debolezza che contraddistingue il carattere della vittima; su chi mostra forza e carattere comincia a muovere disprezzo e diffamazione per togliere punti e portare lo stesso alla propria altezza o bassezza a seconda dei punti di vista…in tutto cio’ l’alienante usa l’alienato che mosso come burattino agisce per il ” capo”,rimanendo unica cellula in uno spazio sempre piu’ ristretto, dal quale sono stati categoricamente esclusi gli amici e i contatti che aveva prima, in modo che il pensiero possa essere manipolato solo dall’alienante: un po’ il gioco che in ogni dittatura porta molta popolazione, ignorante e sottomessa a vedere nel dittatore stesso un’ancora di salvezza e una specie di prolungamento della propria personalità che cosi’ comincia ad avere “peso” in una societa’ che spesso lo ha spinto ai margini, margini che come alienato vivra’ sempre di piu’ sotto l’ala del padrone che sicuramente non dara’ spazio ad azioni o pensieri al di fuori dei propri; tutto cio’ nasce spesso dalla volontà di vivere una vita differente da quella reale, spesso piena di ostacoli e di limitazioni o di progetti non raggiunti e cio’ vale per tutte le tipologie di persone: la ” casalinga disperata” diventa ” senatrice o diplomatica”, il “represso” diventa “playboy”, il ” disoccupato per scelta propria” diventa ” fautore di stile di vita libertaria” e cosi’ via, tutti vogliamo apparire per cio’ che le nostre menti sognano e questo spinge tanti a continuare comunque su una strada molto serena e poco “esagerata”, altri/e a ribellarsi a una vita che non accettano cercando di distruggere quella degli altri o raccontando storie inverosimili inerenti il lavoro, lo stile di vita e così via…!

Secondo Rousseau l’alienazione avveniva nel momento in cui i cittadini, “stringendo” il contratto sociale, si alienavano di tutti i loro diritti a favore di un’entità superiore, lo stato, cosi’ lo stesso concetto lo trasporto nel “piccolo”dei contatti individuali , ovvero che l’alienato rinuncia a tutto pur di soddisfare le necessità dell’alienante che diventa per lui ” Stato”; molti costretti a dedicare il proprio tempo a lavori noiosi, ripetitivi, fatti di gesti impersonali, ad essere, potremmo dire  figure fungibili, non riescono più a riconoscere il proprio lavoro e con esso una parte consistente del loro tempo e della loro vita come parte di sé, hanno la sensazione di essere e di divenire sempre più estranei a ciò che fanno ed a se stessi e trovando “valore” nelle richieste che vengono loro fatte dall’alienante ristabiliscono un equilibrio di importanza nella propria scarna e stanca esistenza… ma il risultato di tutto cio’ è un’esistenza falsa e anestetizzata: falsa perchè comunque non si è mai se’ stessi e anestetizzata perchè sottostante alle richieste e ai bisogni altrui e non ai propri.

Ritrovare dei parametri che donino forza alla nostra vita è dunque necessario, capire che il confronto non è sottomissione e che di fronte c’è sempre una persona differente che non puo’ decidere per noi, ritornare ad un sano individualismo ( da non confondere con egoismo) e  riuscire a valorizzare l’esistenza di chi sino ad oggi ci è sembrato irraggiungibile è un altro passo importante; porto come ultimo esempio questo: il mio alienante mi ha raccontato che : è miliardario, ha una vita stupenda, è superiore a tutti, non ha paure, puo’ distruggere gli altri senza temere per se stesso…un Dio!!! Analizziamolo: è una persona comune che racconta queste cose solo per darsi importanza, da cio’ si puo’ anche evincere che nella vita reale non ricopre un grande ruolo e che forse non ha neppure relazioni sociali in quanto sta esternando le sue favole a noi che ci conosciamo solo per via virtuale…è forse una nullita’ che ha trovato nel “virtuale” un modo di risorgere… Analizziamo le persone da cio’ che vediamo e non da cio’ che ci raccontano di essere…tante cose cambierebbero!!!

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