Archivio Maggio 2011

L’uomo del quale hai paura è morto, non si muove,

volge gli occhi al cielo pietosi, al cospetto di due ladroni;

l’uomo del quale hai paura non si alza al terzo giorno,

trafugano il suo corpo idolatrandolo in tutto il mondo;

l’uomo del quale hai paura non è nato in una grotta,

con la verginità proclamata da una mentalità distorta;

l’uomo del quale hai paura si è reincarnato in migliaia di vermi,

che vagano noncuranti verso le mura di Gerusalemme;

l’uomo del quale hai paura non dirige questo universo,

vive in icone e chiese appeso a un crocifisso;

l’uomo del quale hai paura non guarisce ne’ redime,

da sempre sfruttato nei secoli per giustificare ogni regime;

l’uomo del quale hai paura non ti indica la via,

mentre cinico osserva la vita tra un padre vostro e un ave Maria.

cristo

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Da sempre il termine democrazia è stato utilizzato dandone significati sostanzialmente differenti e spesso contrastanti, dai cosiddetti regimi totalitari che propinavano paroloni cercando di convincere l’opinione pubblica che lo stesso totalitarismo era teso alla soluzione ultima della libertà e del governo del popolo, alle vigenti democrazie occidentali, che hanno sempre più aumentato il divario tra le classi sociali esistenti, creando di fatto le condizioni per una necessaria lotta di classe; la vera forza di questi regimi di destra, sinistra o capitalisti sono le elezioni e la falsità ipocrita del principio di rappresentatività ovvero che un singolo elemento possa essere espressione della volontà dei tanti che lo hanno eletto, così dal duce a Stalin e oggi dagli Stati Uniti agli stati europei; il principio stesso che vuole che ogni singolo elemento venga rappresentato da qualcuno estraneo alla propria vita e alle proprie esigenze è da abbattere e da contestare duramente alla base, perchè annulla l’individualismo sano, vero perno dell’esistenza della persona, tende ad amalgamare entità differenti tra loro e a sopprimere la libera scelta individuale in nome di una non ben spiegata ” libertà” o ” democrazia” totalmente inefficace e repressiva; nasce quindi l’esigenza di una campagna astensionistica che vede come obiettivo quello di rompere l’unanimismo attorno a certi temi ritenuti intoccabili come la “sovranità popolare” o il potere della maggioranza, in quanto l’unanimismo è alla base del loro funzionamento. In tal modo si ostacola la formazione di maggioranze, poichè queste non si aggregano su dei contenuti, ma sulla prospettiva di avere una minoranza disponibile a farsi sottomettere; vero nemico degli astensionisti deve essere il sistema gerarchico e lo stato come istituzione, in quanto l’esistenza di uno stato basato sul principio della maggioranza che domina su una minoranza è principio di una continua lotta tra le parti, invece il rifiuto e il non accettare il voto come mezzo democratico, abbatte questo schema e fa riappropriare l’uomo dei propri spazi e delle proprie idee, infatti chiunque si rechi a votare accetta tacitamente, in caso di sconfitta, il sottomettersi alla volontà del vincitore in quanto proprio questo fa parte del gioco dei numeri e preclude poi ogni azione rivoluzionaria a tali elementi, perchè hanno accettato il gioco del voto e sarebbe contraddittorio poi opporsi all’esito delle elezioni; delegare il proprio essere ad un altro, annullarsi sperando che l’elemento prescelto possa fare il bene comune è un’utopia irrealizzabile, in quanto la natura dell’uomo al contatto col potere è spudoratamente egoistica e tornacontista,ed è la stessa scelta di essere governati una scelta di remissività e sottomissione.

In un momento storico particolare, dove la crisi economica si intreccia con scelte assurde come quella che tende a deturpare i nostri territori e ancora quella di creare conflitto tra varie etnie o classi sociali, in un momento dove si affondano scialuppe piene di poveri disgraziati in cerca di un futuro migliore in nome di confini territoriali creati appositamente nei secoli dal potere delegato, guerre e accordi strategici, in un momento storico dove potere, apparire, avere e comandare la fanno da padrone, è giunto il momento di una rivolta sociale che dia un forte segnale di dissenso e questo puo’ essere dato in partenza da una forte astensione dal voto come segnale di rifiuto dello stato di cose attuale, seguita da uno stravolgimento sociale mentale, dettato dalla volontà di riappropriarsi finalmente della propria esistenza rigettando ogni istituzione gerarchica e ogni forma di aggregazione che tende ad avere una persona che dirige e gli altri a sottostare…è l’ora di abbattere i confini e vivere alla pari, senza stato e senza padroni!

 

astensione

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Avrei potuto intitolarlo anche la chiamavano bocca di rosa e forse era più consono, ma poi pensando alla storia narrata da De Andrè mi sembrava di far torto al suo personaggio così poetico e comunque positivo, circondato da infami e ipocriti che prima si son sollazzati alle carezze della stessa e poi l’hanno ripudiata; qui invece narro di un fantomatico personaggio che vorrei utilizzare per la stesura di un mio prossimo racconto, pero’ voglio chiedere a voi amici, condividendo una bozza della storia che ho in mente, cosa ne pensate e se la trovate banale o altro.

Voglio raccontare di una ragazza che nata in terra sicula, come fanno in molte cerca la propria fortuna personale ma non vi riesce, quindi, arrabbiata e scossa, quasi una novella Rossella di ” Via col vento”, decide di sfruttare la propria bellezza per poter avere accanto un uomo che col proprio lavoro la arricchisse, permettendole lussi e vizi di ogni sorta; per ottenere cio’ pero’ è costretta a emigrare al nord, dove le possibilità sono maggiori e dove riesce anche a trovare un lavoro proprio che da ancora di piu’ una svolta alla sua vita donandole una sorta di indipendenza anche economica mai avuta prima; purtroppo però, abituata agli stenti e a chiedere per avere, questi soldi le fanno prendere una grossa sbandata e arriva infine a rinnegare la propria terra, le proprie origini, deride i deboli, i ” diversi”, odia chiunque possa creare paragoni con se stessa e arriva infine a tradire anche l’uomo che non aveva sposato per amore ma per interesse;  tutto cio’ inizialmente la rende felice, il suo carattere falsamente ” forte” la rende attraente, specialmente verso chi  non ha una personalità propria e in lei vede una sorta di ” rivincita” contro una vita crudele, ma come in ogni storia basata prettamente sull’avere, sull’avidità, sull’invidia e sull’odio, non si arriva a un lieto fine infatti, viene travolta dagli eventi, il suo atteggiamento ambiguo la rende anche poco meritevole di fiducia  da parte di chi in principio le apriva le porte e poi, rendendosi conto che tutto sarebbe stato utilizzato contro in caso di dissapori o per convenienza, fugge lasciandola alla ricerca di nuovi adepti sottomessi alla volontà egoista propria; si vendica nei confronti di chi non la apprezza e di chi reputa superiore in qualche modo, fa terreno bruciato attorno ai suoi veri o falsi nemici, ma la strada è spianata verso una sua fuga dal luogo dove ha seminato solo invidie e rancori e si trasferisce in un posto dove nessuno puo’ piu’ rintracciarla, affogando nella sua stessa ira.

 

Questa è una bozza inerente il racconto che vorrei scrivere, pero’ non riuscendo a trovare un finale adeguato mi piacerebbe avere dei consigli da qualcuno/a di voi e sapere se la storia puo’ andare se è poco realistica o se potrebbe essere un buono spunto anche per un romanzo!!!

 

Grazie!

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