Archivio Febbraio 2012

Il senso del possesso è ciò che può indurre l’essere umano a commettere azioni razionalmente ripudiabili, la differenza tra l’essere e l’avere è facilmente condivisibile quando si ragiona senza che ci si trovi di mezzo a qualche strana situazione e quando in qualche modo non si sia ricevuta offesa, l’esperienza invece fa cambiare tutte le prospettive quando il proprio Io viene calpestato è l’ego a ribellarsi e a comandare ed è qui che l’uomo è capace di superare le naturali regole dettate dalla ratio per esternare tutto ciò che di istintivo e di primordiale nasconde in sè.

L’animus e la possessio corporis sono i due fattori che giuridicamente danno vita al possesso anche se si parla di possesso materiale ed è innaturale riportarli ad un possesso inteso nel senso sentimentale, spirituale e comunque slacciato da quello inteso in senso stretto; si sentono proprie un’amicizia, una persona di fiducia, un amore, un’azione o una passione e quando qualcuno tenta, a volte riuscendoci, di portarteli via e appropriarsene viene strappata una cellula vitale alla propria persona, al proprio centrismo, alle proprie certezze e sicurezze e per ristabilire un equilibrio si sente il bisogno di un’azione contraria e di egual intensità per riassestarlo; in questi casi non esiste la possessio corporis, ma sicuramente l’”animus” c’è e sente il furto perpetrato nei propri confronti; la persona con la quale condividi parti essenziali della tua esistenza o quella che fa da serbatoio per i tuoi segreti e i tuoi sfoghi, possiedono una parte fondamentale di te e tu speri sempre che sia reciproca la stima e la fiducia nonchè il rispetto; la vita ti mette sempre più davanti a prove che devi affrontare e la necessità di non essere soli la fa da padrone, gli stimoli e le vicissitudini portano tutti noi ed è inutile nasconderlo, a commettere errori e a cadere in situazioni dalle quali è difficile uscirne se non accompagnati da una persona che in quel momento funge da mente per noi stessi che abbiam bisogno di consigli e di stima per essere corretti…non sempre pero’ è così! Conoscere i pensieri, i segreti e le idee dell’altro ci spingono a non razionalizzare e quando ci troviamo nelle condizioni di dover consigliare, prima di pensare all’amico pensiamo egoisticamente a noi e quindi contraddire alla volontà, seppur sbagliata dell’altro, potrebbe arrecarci danno se questo, in un momento di rabbia o disistima nei nostri confronti, potrebbe utilizzare come arma le sue conoscenze intime e personali per colpirci e allora cediamo al ” meno peggio”, assecondando le idee sbagliate dell’altro.

Non sempre però il rapporto si conclude in un binomio spesso infatti si creano delle amicizie indotte in quanto se A e’ amico di B e B amico di C, B tende a far avvicinare A e C creando un’amicizia fittizia che si regge su basi d’argilla nella maggior parte dei casi; faccio un esempio: B sta per commettere, anche involontariamente o istintivamente , un errore che potrebbe nuocere ad A e C ne è al corrente…normalmente quest’ultima dovrebbe dissuadere B dall’azione e far capire che l’istinto o il momento potrebbe causare forti danni al rapporto con A; subentra qui il ragionamento fatto in precedenza: per evitare che B possa agire colpendo C in un momento di non lucidità, la stessa C protegge e si affianca a B nell’atto che in effetti poi alla fine porterà a una rottura tra A e B…il rapporto diretto tra A e B però fa in modo che coi dovuti chiarimenti si ripristini l’amicizia, ma il fittizio rapporto tra  A e C si rompe in quanto non basato su stima, fiducia e reciprocità ma su un tramite che era B…un tassello forzato di unione; il ragionamento puo’ sembrare un pò contorto ma se si legge bene è molto palese e dimostra che nella stragrande maggioranza dei casi il vero possesso reciproco di anima nasce e cresce nei vincoli di amicizia diretta, mentre quelli indotti prima o poi spariranno come son nati; la riflessione che ho fatto dentro me mi porta a capire che il senso di ” perdono”, di “amicizia”, di ” stima” cambia ampiamente se con la persona con la quale abbiamo avuto uno screzio è vicina con l’animus a noi, se invece la vicinanza è puramente superficiale e banale, non si riesce a ” perdonare” (e non uso l’accezione nel senso cristiano del termine) l’altra parte e quindi a ripristinare una conoscenza immotivata e insensata.

Possedere un’amicizia, un amore, un’idea è raro, difenderlo ancora di piu’…ma si può allontanando chi potrebbe avvelenare il rapporto e facendo si che l’amicizia tra B e A e B e C continui su strade separate che  non faccino reincontrare i due estremi in nessun’ altra occasione.

 

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