Corpi automatizzati, lobotomizzati,

misto di spermi e ovuli, cellule moltiplicate andanti,

col senso logico di una vagina aperta

ad ogni penetrante pagante;

borghesi in comodi salotti caffè,

incravattati, intaillerati,

con la croce al petto del dio

che sacrificò il figlio per affermare la propria potenza;

incoscienti, cinici, persecutori del tempo,

sarà giudice e punitore,

difensore e carnefice,

santo e dannato,

stupratore e violentato;

romantici finti, inseminatori di calde fiche annoiate,

mariti di inconsapevoli vittime, amiche,

sudicia mano spalmata di latte vaccino;

anarchici perseguire la rivoluzione

col mastro birrario, incensi, candele di miele,

le parole del dissenso in piazze vuote,

libercoli, oratori superflui vendersi,

per un mucchio di peli adornanti un buco,

attraversato da progressisti estremisti

e semplici depravati umanoidi schizofrenici;

vergini puritane ingozzarsi di falli di mendaci autori,

falsi come le bandiere rosse o le divise che indossano,

mantidi ingorde mordere le cervella di idioti,

atti a masturbazioni di gruppo su foto malamente adescate;

poetesse rubare versi e intingersi su tele astratte come falsi d’autore,

auto dispensatrici di segreti, false braccia a contornare spalle,

parti su foto ritoccate di idoli e idee,

ingegneri di bugie, architetti di adulazioni, geometri di forme etero-erotiche;

lesbiche nascoste in pantaloni attillati,

facce gonfie, depresse, tese,

come il pene che sognano di avere tra le cosce

o le tette che succhiano, masturbandosi,  di loro tenere amiche incoscienti;

carabinieri scopare false libertarie,

ridicolizzare nomi, ergersi a sane ipazie,

per poi calarsi, con la bocca che ha urlato fottuti sbirri,

verso coiti orali pieni di rabbia e desolazione,

fottendosi in logiche e pessimi esempi;

predicare il nome della solidarietà,

combattere pedofili in stati esteri,

mentre in quella piccola, sudicia casa,

lo zio svergina il nipote, ignaro, vittima,

le urla a squarciare mura sempre sorde della sua chiesa;

la trappola tesa da un vecchio, debosciato campano,

nome filosofico e finto da leone,

indegno dell’omonimia col principe livellato,

a scambiar figurine e immagini con voraci, impotenti filosofi,

scrittori, disegnatori e borghesi

di ville ricche benedette da S. Francesco, come manna;

colori stereotipati in cielo indaco,

arcobaleni tra il bianco e il nero,

divorare effigi terrestri

lasciare la vera immagine iconoclastica delle anime,

chè l’inferno esiste;

commedianti teatrali vicino a isteriche comari,

orsi a pelo bianco, misteriose nullità superghiane,

puttane trasportate dallo scirocco alla bora,

pensionate stanche dall’apertura ampia coscifera;

cene a lume di candela e malignità,

orge anonime all’ombra di cipressi e irti colli;

infami versi e nell’orare,

privè aperti alla promiscuità,

becere galline ad azzuffarsi

e galli tinti di filosofia a buon prezzo,

romantico vuoto per sollazzare il cazzo;

lune arabe, decotte, vegane,

rosa bella, tea, annaffiata di fango,

pettegola rivoluzionaria artista,

insipidi lipidi,

grassa di vergogna e follia;

mondiali passati da una terna,

anticipato compleanno di un giorno,

allenatore di ballerine di zumba,

gemelli partoriti da una cagna idiota,

peloso morto dai piedi intinti di sangue.

 

 



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