Archivio della categoria “Società”

5 gennaio 1984-ore 22-via dello stadio

Pippo s’era fermato, aveva parcheggiato;

il motore della Renault era caldo

fredda era la serata;

siciliani, alzate la testa”

la sua penna aveva spesso urlato

5 colpi alla nuca e fu ammazzato;

Giacomino ancora pensava, mentre la nipote recitava,

ma l’ombra dello stato copriva già

ciò che la mafia comandava;

imprenditori, già detti cavalieri,

corruzione, fondi neri;

forsefu passionale, macchè…

non aveva denari,

per coprire la malavita

di tutto scrissero i giornali.

Onorevole Drago : “chiudiamo le indagini per piacere,

perchè i cavalieri le loro fabbriche possono trasferire”,

l’allor sindaco Munzone non tenne cerimonia,

chissa’,

quel Fava forse era morto per infamia.

Ma prima o poi lo stronzo viene a galla

l’acqua limpida mette in mostra la canaglia;

Santapaola mandante,

D’Agata e Giammuso l’organizzazione,

di Ercolano e Avola l’esecuzione,

ma il regista di questa squadra non venne mai trovato

o forse…Liggio?

Mai condannato!

vent’anni per dar voce al reato

7 anni a testa perchè c’è il concordato;

Santapaola, Ercolano e Avola,

e i cavalieri? I mandatari?

Ancora oggi chi sa non parla,

puzza ancora di polvere da sparo…la terra!

Sibila però il vento

sulla madre che un figlio porta in grembo,

che sogna, come Pippo,

come tutti i genitori,

che questa terra maledetta,

la mafia faccia fuori.

 

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A voi che per amor patrio andate in missione e che con molto spirito ironico chiamate “di pace”, a voi che esportate democrazia a casa degli altri, imponendo le nostre idee a chi per natura vive differentemente; a voi che grazie all’amico di turno siete riusciti ad arruolarvi per portare a casa uno stipendio fregandovene in quel momento se chi vi stava aiutando allo stesso tempo commetteva reato e ingiustizia nei confronti di chi non aveva lo “sponsor”; a voi che volete inculcarci anche lezioni di patriottismo voglio rivolgere alcune domande:

1- Se le missioni all’estero non fossero sovrappagate sareste ugualmente disposti a parteciparvi?

2-Se invece delle 130 euro giornaliere di indennita’ (minimo previsto per i gradi inferiori) il ministero dicesse che è lo stipendio base quello che vi compete solamente, in quanto un militare è per scelta uno che deve partecipare alle missioni sareste ancora patrioti e onorati di essere italiani?

3-Vi sentite veramente missionari di pace alla pari di medici senza frontiere, emergency e altre simili associazioni che si muovono senza armi e curano la gente invece di ucciderla o nelle peggiori delle ipotesi sfruttarla e trattarla come sottomessa?

4-Pensate che le vostre famiglie vi direbbero di andare se invece delle migliaia di euro mensili, dovreste partire gratuitamente?

5-Pensate che non si potrebbe risanare parte del disavanzo pubblico se solo si evitassero spese assurde per le vostre missioni utili all’acquisto di case e Suv?

Vi rammento che per la proroga della missione in Libano di un anno sono stati stanziati circa 387 milioni di euro, per quella in Afghanistan 310 milioni, per la missione nei Balcani circa 145 milioni, in Bosnia-Erzegovina 31 milioni, per l’Hebron e il valico di Rafah circa 4 milioni…

6-Che fine ha fatto il procedimento per sfruttamento e avviamento alla prostituzione contro i militari italiani nel Corno D’Africa?

7- E’ accettabile vedere mogli di militari deceduti in battaglia arricchite, fondare associazioni di volontariato a favore dei bambini delle terre ove il congiunto è morto, intestando l’associazione allo stesso come angelo e salvatore di una terra da lui occupata insieme agli alleati?

8- Mi credete se vi dico che diversi amici miei arruolati o nei carabinieri o nell’esercito mi hannno detto testualmente .” noi andiamo per prenderci un bel pò di soldi alla faccia dello stato”?

9-Non vi sentite mercenari alla corte di chi dopo la distruzione di quelle terre si sta gia’ ammazzando per dividersi la fetta di territorio tra appalti e ricostruzioni che finiranno putacaso nelle mani di imprese facenti parte degli stati in missione?

10- Non pensate sia legittimo piangere per la morte di tanti lavoratori non in guerra e invece la bandiera italiana viene posta solo sulle bare di chi ritorna morto da militare, mentre alle migliaia di vittime innocenti sul lavoro non viene dato onore?

 

La verita’ è una: dobbiamo smetterla con la finzione politica di definire le missioni missioni di pace, esse sono ” Peace enforcing” ovvero missioni per l’imposizione della pace che è un modo più carino per definire la guerra…

Di seguito  allego foto di bambini afghani che rendono bene l’idea della pace che vivono grazie a noi nei loro territori;

Le foto sono del peacereporter Maso Notarianni già pubblicate nel blog  :

http://ale1980italy.wordpress.com/2009/09/21/guerraepac/ dal quale estrapolo la conclusione che ben si addice all’articolo:

Per caso in questi giorni sono in Italia. Lo spettacolo che mi si para davanti agli occhi è davvero deprimente. Le televisioni (che formano le coscienze di decine di milioni di persone) non fanno che imbonire la gente dando grande risalto ai commenti dei poveri familiari delle vittime (ovviamente straziati dal dolore), a preti, vescovi, politici (colpevoli di essere entrati in guerra al fianco di Bush) che maledicono i “subdoli attentatori”; e poi si parla di “eroi”, “martiri”, “grandi italiani”, utilizzando la parola pace invece della parola guerra, ragazzi invece che soldati, terroristi invece che insorgenti e così via. E’ una grande commedia napoletana in cui il popolino non deve capire un cazzo. Deve solo commuoversi, strapparsi le vesti, confortarsi nella religione cattolica e stringersi intorno all’esercito, al governo e al capo carismatico.

Amen

 

 

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Ricordo i tempi quando gli stati affiliati agli U.s.a erano amici di Saddam Hussein e nemici di Gheddafi; allora provarono ad eliminare quest’ultimo con il tragico evento di Ustica che sappiamo a cosa porto’. Poi diventarono nemici di Saddam e amici di Gheddafi portando all’uccisione del primo e allacciando rapporti diplomatici ( ovvero economici) con il secondo. Adesso il nemico numero uno è  Mahmud Ahmadinejad; ogni pretesto è utile per attaccare l’operato di un presidente che ha fatto migliorare i rapporti con la Russia e sempre con Ahmadinejād l’Iran ha inaugurato un proprio programma nucleare. “Questo ha destato perplessità tra gli osservatori internazionali per via del timore che l’Iran diventi una potenza atomica e che sviluppi bombe atomiche per fini bellici, con particolare riferimento alla distruzione dello Stato d’Israele (wikipedia)”

. L’Iran ha più volte ribadito invece che il suo è un programma di produzione di energia a fini esclusivamente pacifici ma ciò è comunque fastidioso per i democratici Stati uniti d’America che vogliono monopolizzare ogni sorta di settore atto a rafforzare uno stato e disprezzano chi chiede loro di fare il primo passo verso la denuclearizzazione e verso la tanto famosa abolizione della pena di morte; nessuno li tocchi!!!

Oggi però assistiamo alla solita ridicola operazione di lecchinaggio politico dei nostri potenti che condannano duramente la scelta legislativa iraniana inerente Sakineh  Ashtiani mobilitandosi in massa e riempiendo le nostre menti delle solite bugie denigratorie riguardanti il caso; Sakineh non è stata condannata a morte per adulterio bensì per aver partecipato all’omicidio del marito assieme ai due uomini coi quali lo aveva tradito…direte: ma è sempre sbagliata la condanna a morte e poi la lapidazione…brutale!!! A prescindere che non è che sia meglio uccidere una persona con una iniezione letale o spappolandogli il cervello sulla sedia elettrica anche dopo trent’anni passati in carcere nel braccio della morte, si deve far chiarezza su fondamentali parametri della legge iraniana: dal 2002 non si procede piu’ a giustiziare una persona con la lapidazione, però all’atto dell’emissione della condanna il giudice deve utilizzare la parola “lapidazione” perche’ non ancora cambiata nei testi legislativi; la condanna a morte esiste purtroppo, ma si tratta di impiccagione e non di lapidazione; non facciamo adesso i moralisti scandalizzati, perchè è da noi che si chiede con articoli e link sul web, la condanna a morte per pedofili, violentatori e stalker, mentre ad.es. su facebook le stesse persone che han messo in giro un’immagine di uno stupratore appeso per i genitali e ucciso, adesso mettono quello con la foto così dolce di Sakineh inorridendo davanti alla condanna a lei mossa, ripeto per omicidio e non per tradimento. Perche’ un uomo che uccide una donna deve essere condannato e non una donna che perpetra le stesse cose? Da chiarire ancora che le condanne inflitte a Sakineh sono sotto revisione e facilmente saranno commutate come ormai è uso fare in Iran.

Perchè il nostro caro Napolitano non interviene contro la pena di morte negli states, o contro le violenze che i nostri missionari di pace giornalmente attuano nei luoghi ove si trovano per guadagnare 3/4000 euro al mese? Perche’ non si mobilita l’italia contro le torture a Guantanamo o contro le sevizie che anche gli italiani hanno inflitto agli stati che abbiamo occupato? Mi ricordo quella famosa scena dove ai testicoli del prigioniero i commilitoni collegavano cavi elettrici e li uccidevano con costanti e sempre maggiori cariche e scosse?

La risposta è che dalla liberazione dai guerrafondai tedeschi, gli americani ci hanno schiavizzato e noi obbligatoriamente dobbiamo attenerci ai loro diktat…spero arrivi presto anche il giorno della liberazione dall’oppressione americana!

cristo_sedia_elettrica

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sicilia_politica_mafia

Vi odio siciliani, vittime di un’ininterrotta soggezione sin dai tempi di Egei e cartaginesi, sottomessi alla crudeltà di despoti come Falaride e Ippocrate.

Vi odio siciliani, che come il famoso teatro dei pupi vi fate manovrare, marionette del potere e della mafia.

Vi odio siciliani, che con la vostra silenziosa complicita’ aprite le strade a tresche e sporchi compromessi rendendovi ricattabili e obbligatoriamente remissivi.

Vi odio siciliani, perche’ avete sputato sulla cultura di Verga, Pirandello, Sciascia, Brancati e avete rinnegato gente come Falcone e Borsellino lasciando vuote le strade il giorno della manifestazione a Palermo in loro ricordo.

Vi odio siciliani perchè sempre in fila dietro la porta del politico corrotto di turno, in un’eterna posizione di assistenzialismo e sottomissione.

Vi odio siciliani perchè vi screditate, perche’ non ammettete di poter cambiare, perche’ ” se non puoi sconfiggerli, unisciti a loro”.

Vi odio siciliani perchè ricordate con amore i tempi di Lima e dite “si stava meglio quando si stava peggio” o ” allora almeno mangiavamo tutti”

Vi odio siciliani perche’ dimenticate persone come Impastato e Fava e porgete la vostra mano al boss del paese per entrare nelle sue grazie.

Vi odio siciliani perche’ tra la peggiore sanita’ e gli infiniti finanziamenti statali, voi ci sguazzate e chiudete gli occhi.

Vi odio siciliani perche’ non denunciate, perche’ denigrate associazioni come “no al pizzo”.

Vi odio siciliani perchè tra un cocainomane in doppio petto e un giovane operaio preferite il primo e abbandonate il secondo.

Vi odio siciliani perchè se la nostra terra è diventata discarica dello stato per fabbriche seminatrici di morte è colpa del nostro tacito consenso.

Vi odio perchè siete ignavi e senso orgoglio, abitanti svuotati di ogni volonta’ nella terra che tutti definiscono per la sua posizione “paradiso terrestre”.

Vi odio siciliani…perche’ amo la mia terra.

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Il verme, calpestato, si rattrappisce. E questo è intelligente. Diminuisce così la possibilità di venir calpestato nuovamente.

Nel linguaggio della morale: umiltà…cosi’ scriveva Nietzsche e sull’umilta’ si sono espressi alti rappresentanti della cultura

e in generale della civilta’ rappresentata in ogni suo ordine e grado.

Umiltà è la virtù che frena il desiderio innato dell’uomo di innalzarsi sopra il proprio merito questo lo disse Tommaso D’Aquino.

Parto da queste due affermazioni fatte da personalita’ antitetiche tra loro, per soffermarmi sul significato e

sull’alto valore che da sempre e per ogni essere pensante ha ricoperto la parola umilta’.

L’aggettivo umile è riferito a persona, non orgogliosa di sé e dei propri meriti, priva di superbia e  rispettosa

o ancora come si puo’ trovare in un qualsiasi dizionario :

“Di chi ha piena coscienza dei propri limiti e non prova orgoglio per le proprie doti e i propri meriti

né superbia per i successi che consegue”.

Oggi ritengo il valore dell’umilta’ uno dei perni principali su cui dovrebbe basarsi l’educazione

sia familiare che scolastica, ovvero far capire che l’arroganza, l’auto-elogio e la disistima

o sminuizione dei valori altrui, non è un’arma positiva come purtroppo oggi in molte occasioni

invece si fa credere. Non puo’ ammettersi l’auto elogio in quanto si deve aspettare che gli altri

ti dicano come ti vedono e mai quindi potrei ad es. affermare di me di essere “onesto, cortese, disponibile,

sincero” e quant’altro se non dopo aver avuto “affibiate” tali qualita’ da altre persone e ugualmente dopo,

non far vanto di cio’ perche’ si perderebbe ad esempio credibilita’ apparendo pieni di se’ e

quindi perdendo le qualita’ suddette nonche’ l’umilta’.

Quasi sinonimo di umilta’ e compagno di cammino è la modestia ovvero :

“Qualità di chi è consapevole dei propri limiti, non mostra presunzione, non ostenta le proprie qualità”.

Jean De La Bruyere diceva :

“La modestia è per il merito quello che sono le ombre per le figure di un quadro: gli dà forza e rilievo.”

Altre virtu’ oggi andate in disuso e per me sicuramente da rimettere come basi di una rinascita culturale sono

la semplicita’ e il rispetto, semplicita’ nel porsi e il rispetto per le differenze di qualsiasi tipo

e per le liberta’ di ogni genere.

Ancora oltretutto si fa confusione tra l’esser buoni e il buonismo, o tra il rispetto dei valori morali e il moralismo;

mentre la base di queste parole indica qualita’ e doti positive,

l’alterazione con “ismo” accentua l’eccesso dell’utilizzo e quindi rende negative le stesse;

quindi io mi auguro di apparire buono ma non buonista,

di  esser portatore di regole morali e non moralista e cosi’ via.

Molti considerano l’umilta’ una debolezza, mentre l’aggressivita’ e l’orgoglio delle virtu’;

io vorrei che questi stereotipi fossero completamente sovvertiti; è un mio desiderio,

forse una delle tante utopie ma lo sento come reale dentro me.

Questa è una delle tante riflessioni introspettive che faccio,  ma ho voluto esternare il tutto,

perche’ di solito mi fermo a riflettere su cio’ che faccio e su cio’ che ho fatto,

specie quando a volte l’istinto prende il sopravvento e mi rendo conto che ragionare

e razionalizzare a volte farebbe bene a tante persone,

me compreso, che ancora mi ostino a credere che la mente sia perno fondamentale dell’uomo e

la speranza che le avversita’ della vita non facciano mai perdere il sano spirito del saper vivere e

dell’essere gioiosi positivi e pieni di speranza nel futuro e nel genere umano

(di quest’ultimo pensiero ringrazio un’amica cara).

introspezione

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Piccoli diamanti sembravano rilassarsi sul rio Naracauli la notte; il silenzio, la quiete, incorniciavano segni evidenti di un’intensa vita giornaliera; l’aria era satura di voci e colori, fantasmi in attesa della reincarnazione alle prime luci dell’alba; dalle dune di Piscinas, la valle, seguendo un percorso, indice della fatica e del sudore di quel luogo, terminava in cima con punta Tintillonis nelle cui vicinanze sorgeva il villaggio minerario di Ingurtosu.
Centro produttivo della miniera di Ingurtosu era Naracauli, grazie anche al fatto che qui sorgevano la lavanderia Brassey e la Pireddu. Nel cantiere Naracauli si erano creati due poli abitativi principali: Pitzinurri, ove in principal modo risiedevano gli operai con le loro famiglie e la stessa Ingurtosu, centro di servizi principale, ove risiedevano invece dirigenti e impiegati preposti a servizi amministrativi inerenti le miniere.
Erano giorni duri quelli che segnavano la fine dell’estate del 1904: a Villasimius vi era stato lo sciopero degli scalpellini, a Sassari dei conciatori e a Montevecchio e Monteponi dei minatori; l’aria era pesante a pochi chilometri da Pitzinurri e Ingurtosu; Buggerru, la “petit Paris” della Sardegna era in fermento; il dirigente della società “des mines de Malfidano di Parigi”, un turco di nome Georgiades, aveva fatto ridurre le ore di riposo estivo in miniera da due a una e aveva chiesto di applicare l’orario invernale gia’ dal primo giorno di Settembre, costringendo ancor piu’ alla sofferenza per il caldo, i lavoratori gia’ massacrati dai turni previsti; lavoratori che comprendevano donne conciatrici e bambini, ridotti in condizioni di schiavitu’ per paghe giornaliere che andavano da 0,60 a 1,20 lire e per gli uomini da 0,80 a 2 lire. Duemila i minatori della zona, novemila gli abitanti nella circoscrizione tra le miniere di Calarina, Blescia e Galena.

Felice, osservava il cielo ormai buio, aspettando Nico e Benito per recarsi a Buggerru a manifestare insieme agli altri lavoratori.Quella notte del 3 Settembre l’aria sembrava riempirsi di uno strano odore di zolfo e piombo, odore che riempiva il naso e le menti all’interno delle miniere ma che solitamente veniva cancellato dai profumi ruvidi e particolari delle strade degli agglomerati; profumi di serenità e quiete, di famiglia e riposo dopo la fatica; ma quella notte era diversa e piu’ passavano le ore, piu’ zolfo e piombo sembravano addirittura fuoriuscire dai pori della pelle e dai muri delle abitazioni; Renato avrebbe voluto partecipare allo sciopero, ma pochi giorni prima si era sentito male e consultato il medico gli era stata diagnosticata l’anchilostomiasi, un dono molto diffuso tra i minatori, che grazie al fango, all’umidita’ e alle condizioni estreme di lavoro, si vedevano fecondati da parassiti che, per le ferite sulla pelle, s’insinuavano nelle vene e depositando uova mandavano in giro per tutto il corpo piccoli esseri che si nutrivano del sangue come in un continuo stillicidio, portando l’ammalato alla morte, tra sofferenze e inutili cure.
Felice, Nico e Benito arrivarono a Buggerru alle prime luci dell’alba del 4 Settembre; da subito notarono in piazza movimenti strani e differenti da quelli visti a Monteponi; i lavoratori erano schierati in massa e alle cinque del mattino sembravano come formiche in movimento, mentre la confusione faceva apparire Buggerru come se fossero le ore di affollamento serale, quando tra una passeggiata e una discussione quasi tutti si concedevano un po’ di svago.
Si avvicinarono chiedendo se ci fossero novita’ e la risposta fu che lo stesso Giolitti aveva chiesto la fine delle ostilità, ma non schierandosi coi lavoratori, bensi’ piu’ propenso all’eventuale intervento delle forze dell’ordine.
Le ore passavano e quello che si notava era una strana calma e nessun rappresentante ne’ della societa’ ne’ dello stato era interventuo per dialogare o per convincere le persone verso una eventuale contrattazione. D’un tratto uno strano movimento di gente si noto’ all’ingresso della piazza; il sole rifletteva su qualcosa che non si distingueva, ma non ci volle tanto a capire: un reggimento della fanteria avanzava verso loro e il sole splendeva sulle baionette lucide e ben allineate; si fermarono lì…davanti a loro.
La tensione era enorme e piu’ di una volta fu chiesto al gruppo di sciogliersi e tornare ai propri posti di lavoro; si rifiutarono e fu l’inferno! La carica della milizia e la fuga dei lavoratori, mentre vanamente cercavano di difendersi col lancio di pietre. Esplosero diversi colpi, in parte fuggirono, ma tanti rimasero lì a terra, corpi feriti di uomini, donne e anche bambini e le urla di chi impotente cercava rifugio da quel piombo così differente da quello delle miniere.
La carneficina di stato fu compiuta!
Felice Littera di 31 anni e Giovanni Montixi di 49 anni erano morti sul colpo, raggiunti dal fuoco autorizzato, Giustino Pittau mori’ in ospedale, mentre a distanza di un mese, per le gravi ferite riportate, mori’ in ospedale Giovanni Pilloni.

Finalmente l’indignazione di una parte d’Italia, riuscì ad attirare l’attenzione su quella strage e fu organizzata la prima grande manifestazione nazionale dei lavoratori in Italia. L’orario lavorativo fu ridotto, la paga leggermente aumentata, il sangue che coloro’ le strade della Sardegna apri’ le porte alle prime associazioni sindacali e di settore; era appena iniziata la prima stagione di fuoco della neonata Italia.

naracauli

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Il grande giorno era arrivato. Quell’alba stupenda di Bougoni, quei colori unici delle terre africane; sarebbe stata l’alba di una nuova vita per Samisa.
Pochi giorni prima aveva compiuto sei anni, giorno di festa e balli, che adesso si ripeteva per qualcosa di speciale; sarebbe diventata donna, consacrata alla verginita’ e alla fedeltà. A questo da tempo era stata preparata dalla madre che le raccomandava una cosa in particolare “non gridare, in quanto sarebbe stata resa impura da questo”.
La donna anziana preposta era gia’ pronta e dopo i dovuti consigli, Samisa, vestita d’una veste rossa e gialla, fu accompagnata nella tenda. le altre donne Bambana erano lì a creare un cerchio d’incoraggiamento e controllo; quattro volontarie le si avvicinarono e presole mani e piedi la bloccarono facendola adagiare su di un lettino; Samisa era confusa, ma sapeva cosa stava per succedere, aveva assistito gia’ ad una cerimonia simile; l’anziana le alzo’ le vesti e abbasso’ gli slip, chiese alle due donne di allargare le gambe della piccola e rimanere ferme; si avvicino’ ad un tavolino da dove prese un pezzo di vetro e delle forbici, tornando cosi’ da Samisa; l’occorrente era pronto e la donna si concentro’ sul rituale da seguire.
La madre teneva in mano un pezzo di stoffa arrotolata.
Il vetro comincio’ ad avvicinarsi alle grandi labbra e per evitare prolungate sofferenze, la donna diede un colpo secco; Samisa stava per urlare, contorcendosi dal dolore come se fosse in preda a crisi convulsive; la madre prontamente le infilo’ in bocca la pezza (ricorda di non urlare, diventeresti impura); fu il turno delle piccole labbra e infine della clitoride; sangue, sudore e il corpo di Samisa che svenuto giaceva sul lettino.
Per cicatrizzare, l’anziana, pose sulle zone recise del tuorlo e strofino’ sempre su esse succo di limone; per concludere, con del filo d’acacia, ricucì i due lati della vagina, facendo coincidere le estremita’ in modo che rimanesse solo un piccolo foro, dall’apertura di pochissimi millimetri, da dove Samisa avrebbe potuto urinare e il flusso mestruale avrebbe, un giorno, lo spazio adeguato per il proprio corso.
Samisa si sveglio’ nella propria abitazione, aveva le gambe legate ed era adagiata su una coperta con dei panni sotto le gambe; lì per diversi giorni, ferma legata, avrebbe urinato e alcune donne, costantemente, avrebbero cambiato i panni sporchi.
Samisa era convinta che finalmente l’incubo fosse terminato ma…dovette urinare!
Decine di rasoi affilatissimi si facevano spazio in vagina, provocandole sofferenze inumane; la pipì scorreva sulle ferite e le lacrime fredde e ruvide, sul suo viso.
Samisa a 16 anni sara’ sposa;lui provvederà alla defibulazione avendo cosi’ la certezza della verginita’ della giovine; Samisa avra’ il suo primo rapporto sessuale: dolorosissimo per la mancanza delle labbra e privo di godimento per la recisione della clitoride; samisa infine avra’ dei figli…dopo il parto sara’ di nuovo infibulata; Samisa è stata privata della fanciullezza, dell’essere donna, del piacere sessuale e del sorriso di mamma.
Samisa è…niente.

Islam infibulazione

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Le giornate a Nasiriyya spesso cadevano nella monotonia di riti militari tanto inutili quanto assurdi per quella citta’. Nella base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri la sveglia suonava alle sei, divisa addosso, colazione, il tempo di una sigaretta, alza bandiera, presa visione delle consegne e se non si era di guardia, in giro a far niente per riempire le ore:la nostra misssione di pace. Il vero motivo dell’operazione lo aveva indovinato Li Vigni che cosi’ scriveva in un suo libro:
«La presenza italiana in Iraq, al di là dei presupposti ufficialmente dichiarati, è motivata dal desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione e degli affari. Questi ultimi riguardano soprattutto lo sfruttamento dei ricchi campi petroliferi.
Non a caso il nostro contingente si è attestato nella zona di Nassiriya dove agli italiani dell’ENI il governo iracheno, pensando alla fine dell’embargo, aveva concesso – fra il 1995 e il 2000 – lo sfruttamento di un giacimento petrolifero, con 2,5-3 miliardi di barili di riserve: quinto per importanza tra i nuovi giacimenti che l’Iraq di Saddam voleva avviare a produzione».
Uscendo dalla caserma , potevamo andare nelle zone circostanti, dove ben poco comunque si trovava se non gente impaurita e per nulla convinta della nostra presenza.Ci chiedevano cibo o altri beni di prima necessita’, che non potevamo consegnare per ordine ricevuto; allora le donne, molte vedove grazie al nostro fuoco amico, cercavano di corromperci sessualmente;te le compravi con niente, un pane, una scatoletta di tonno, potendo in cambio fare di loro tutto cio’ che volevi; una volta chiesi ad una donna di circa 35 anni, che mi ero appena scopata, cosa volesse per darmi la figlia; mi guardo’ sconvolta e mi fece capire che mai avrebbe fatto prostituire la ragazza, che ancora poteva avere una quindicina di anni; allora estrassi dalla tasca diversi dinari e glieli mostrai; li misi sul tavolo e le feci capire che quella ragazza doveva essere mia; lei pianse ma non reagì,mentre la figlia veniva da me portata, remissiva e passiva, in una piccola stanzetta adiacente quella in cui mi trovavo al momento.
La sdraiai sul lettino, mentre le prime lacrime scivolavano sul suo viso e la madre tappava di gia’ le orecchie per non sentire; le carezzai le gambe e cominciai a sfilarle le mutandine; lei tremava, ma io mi eccitavo sempre piu’. Le dita si infilarono tra la sue cosce in cerca dell’apertura vaginale; cominciaia a carezzarla, ma lei era rigida e terrorizzata, mi abbassai allora i pantaloni e mi misi sopra lei aprendole le gambe; cominciai a spingere e lei ad urlare di dolore…! La madre entro’ nello stesso momento che il mio pene riusci’ a deflorare la figlia infrangendone l’imene e rendendola per sempre l’ennesima valvola di sfogo dei “missionari di pace”. Mi colpi’ con schiaffi e calci, mentre mi alzavo dal letto, avendo fatto appena in tempo a soddisfare il mio istinto; urlava, sembrava andata completamente fuori di testa; io uscii di corsa dalla casa, ma un immagine prima di sparire rimase impressa ai miei occhi: la madre ando’ ad abbracciare la figlia che con le mani sporche di sangue mi indicava piangendo. Sconvolto,m’incamminai per quelle strade sporche di fango e morte, tornai alla base, guardai l’ orario: erano le 10 e 40 del 12 novembre 2003; a poche centinaia di metri l’ingresso della MSU, un camion cisterna mi passo’ a velocita’ e si dirigeva verso la caserma: sentii solo dei colpi di AR 70/90 e poi un esplosione…!

newCetara_Secondo_La_Procura_La_Bambina_Veniva_Appesa_E_Violentata

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Da sempre la chiesa condanna, scomunica, punisce tutti coloro che recano oltraggio alla morale cristiana, ma la storia insegna e finalmente mette in luce le nefandezze commesse in secoli di dittatura imposta sotto il nome di un Cristo capro espiatorio di ogni malefatta.
La santa casta spesso e’ incorsa in azioni non in linea con la morale dettataci, cadendo nella trasgressione della legge divina secondo la stessa interpretazione data dalla chiesa. Se teniamo in considerazione, come ha fatto Claudio Rendina nel suo scritto “I peccati del Vaticano”, i sette vizi capitali, i sette sacramenti e i dieci comandamenti segnalati dalla santa sede come volere di Dio, ci rendiamo conto che lo stesso non potrebbe mai essere cattolico:
falsa testimonianza:
1. venerazione di reliquie non autentiche e traffico delle stesse con una vera e propria vendita online: “lingue di sant’Antonio”, “polvere di santa Rita”, “prepuzi di Gesu’ (ne esistono dodici)”, “frammenti della croce, della lancia con cui fu trafitto Cristo”, “gocce di latte cristallizzato della Vergine”.
2. culto di santi che non sono santi come nel caso di Veronica, Gennaro, Pantaleo, Costanza ed altri che non sono piu’ riconosciuti dalla chiesa ma vengono fatti venerare ugualmente.
avarizia:
1. vendita delle indulgenze;
2. sfruttamento del gioco del lotto;
3. sfruttamento delle vendite di monete e francobolli;
4. sfruttamento del sacramento del matrimonio e del proprio annullamento (sacra rota);
5. evasione fiscale.
lussuria:
pedofilia, puttane,omosessualita’
gola:
sommelier al servizio in vaticano per luculliani banchetti.
omicidio:
uccisione e stragi di cavalieri templari, protestanti in valtellina, serbi in croazia, indios, crocaite contro ebrei e musulmani e la condanna a morte di san Giovanna D’arco tra i tanti che si potrebbero menzionare.
Superbia:
1-Lusso e superbia nel vestiario e nell’arredo pontificio;
2-Ostilita’ alle donne sacerdote;
3-condanna della scienza;
4-razzismo contro gli ebrei;
5-conversioni forzate degli ebrei stessi;
6-lusso nel palazzo papale di Avignone.
Accidia:
1-Mancata vendita del patrimonio artistico;
2-beneficenza di elemosine della CEI in forma di prestito;
3-offerte e donazioni che non arrivano alle missioni.

Se a tutto questo aggiungiamo le enormi proprieta’ del vaticano stesso tipo i 44 chilometri quadrati su cui si estende la citta’limitati da mura vaticane, i palazzi del tribunale, il cimitero teutonico, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 chiese non parrocchiali, 200 case gentilizie, 90 istituti religiosi, 20 case di riposo, 18 ospedali, 13 oratori, 20000 terreni e fabbricati intestati a 2000 enti religiosi e altre proprieta’ che riempirebbero pagine e pagine di libri, viene spontanea la domanda:”il tanto decantato stile di vita povero, la modestia, l’altruismo che nei millenni hanno riempito le nostre menti col lavaggio effettuato dai papi e dai vescovi di turno, per la chiesa non vale?
La risposta per me è una, che se un Cristo è esistito sicuramente non è stato cattolico e non ha fatto creare la chiesa su quella famosa pietra, perche’ piu’ che la casa di Cristo, nei millenni la stessa chiesa si è plasmata a casa di Satana.

chiesa

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L’argomento della sessualita’, ha da sempre interessato tutti; lunghe e complesse sono state le lotte politiche e sociali pro o contro la legalizzazione della prostituzione. Ovviamente l’argomento sesso interessa anche i disabili, che trovano ancor piu’  ostacoli dei normo-dotati nell’esplicitare la propria attivita’ sessuale e dare soddisfazione all’istinto libidico che in tutti noi esiste e persiste.

Le societa’ Fachstelle Behinderung & Sexualität (FABS)“ di Basilea e Sexualité et Handicaps Pluriels (SEHP), nel 2004 hanno introdotto un corso di formazione per operatrici sessuali per disabili: si tratta di professioniste che dopo aver seguito corsi di formazione offrono prestazioni a disabili psichici e motori. Persone che nella loro diversa abilità conservano come tutti delle pulsioni sessuali, ma non possono fare sesso come chiunque e che spesso sono considerate asessuate. Di solito la tariffa si aggira attorno ai 100 euro l’ora ed esiste uno staff di infermieri, psicologi e altre figure operative sociali, che valutano anche la casistica e il tipo di prestazione che quel determinato caso puo’ maggiormente apprezzare; si va anche dalle semplici coccole o confidenze a tipi di prestazioni erotiche e sessuali svariate.

Se si pensa che nel contesto della cultura occidentale, il disabile è stato sempre collegato sessualmente con la prostituzione e che a prendersi cura di questo aspetto è stato ed è esclusivamente il genitore, non si puo’ non considerare la possibilita’ di una assistenza sessuale controllata e garantita anche nel nostro paese, che darebbe dignita’ al disabile evitando al genitore la frustrante attivita’ di accompagnamento e scelta di una prostituta in un contesto di illegalita’.

Riporto un’intervista fatta  dal C-D-H(Centro documentazione handicap)ad una prostituta che ha scelto di operare con i diversamente abili:
Questa intervista è stata effettuata in casa della professionista. È stata resa possibile dalla mediazione di una terza persona che l’ha realizzata materialmente. È l’unica testimonianza del genere che siamo riusciti a raccogliere.
D. Le è mai capitato di lavorare con una persona handicappata fisica?
R. Si, ho due utenti fissi da quindici anni, uno accompagnato dal padre e uno dall’operatore.
D. Che tipo di emozione le ha suscitato il suo primo rapporto con una persona handicappata?
R…. con lui (si riferisce all’operatore che ha mediato la nostra intervista, ndr) avevo una conoscenza profonda di fiducia e affetto perché mi aveva risolto problemi pratici di ricovero in Istituto per alcuni miei bambini… di fronte alla sua richiesta di prestazioni per rallegrare qualche ragazzo che non aveva mai avuto delle donne, ho ritenuto di provare, come maestra. In un primo momento l’operatore mi ha umiliato dicendo che avrebbe pagato il servizio, lo lo facevo per fargli un favore. In seguito conoscendo i ragazzi ho avuto meno problemi.
D. Che tipo di prestazioni ha di solito? Come sono i preliminari?
R. Li metto a loro agio, si deve sempre parlare, il tempo è molto più lungo rispetto agli altri clienti. Lavorando in casa, nell’attesa, li faccio accomodare in salotto dove c’è la televisione; poi sono a loro disposizione, li rilasso sul letto con massaggi vari mentre parlano dei loro problemi.
D. La persona handicappata le ha nai fatto confidenze sul perché la venga a cercare? Per lei, perché viene?
R. Mi viene a cercare perché non ci sono donne che lo vogliono, le donne non vogliono una scopata con l’handicappato perché gli fa schifo.
D. Nota delle differenze di comportamento nei suoi confronti tra una persona “normale” e una persona handicappata?
R. L’handicappato è più sensibile nei preliminari ed è molto pudico nello spogliarsi e nella prestazione. Anche se è molto svelto non ha problemi e non chiede perché se gli metto il preservativo, non fa problemi come gli altri.
D. Ha dei rapporti extraprofessionali con loro?
R. No, sono tutti portati dall’operatore.
D. Cosa ne penserebbe di operatrici sessuali che lavorano in maniera specifica con persone handicappate?
R. Non sono competente, tutto andrebbe delegato alla disponibilità della singola persona, salvaguardando la sua situazione personale.

Nei paesi scandinavi la prestazione per disabili è addirittura mutuabile e l’attività di assistente sta varcando i confini nazionali e sta interessando anche le nazioni vicine: nei prossimi corsi di assistente sessuale a Basilea dalla Fachstelle Behinderung & Sexualität pare ci siano richieste che arrivano dalla Francia e dall’Italia. Il corso aprirà inoltre le porte – per la prima volta – agli operatori gay che assisteranno i portatori di handicap con inclinazioni omosessuali.

Credo che una sana coscienza civica e civile, priva di ogni bigotta chiusura e della falsa morale cattolica, dovrebbe portare tutti noi a riflettere sull’importanza, se non esigenza fondamentale, di questo tipo di figura operante nel settore disabilita’ e da questo particolare aspetto, riproporre una totale legalizzazione delle prestazioni sessuali anche per normo-dotati, cancellando la assurda legge Merlin che invece di combattere il fenomeno della prostituzione ha fatto incrementare il fenomeno; infatti dalla sua entrata, è aumentato il numero di prostitute per strada e lo sfruttamento di esse da parte di clan dediti alla delinquenza, che sono riusciti ad inserire all’interno del fenomeno anche lo spaccio di droga e l’abominevole richiesta di sesso con minorenni.

Da queste riflessioni si dovrebbe prendere spunto per un’adeguata riproposizione di idee inerenti la sfera sessuale, che volenti o nolenti, è base portante di quasi ogni nostro gesto o pensiero e non si puo’ censurare o nascondere creando falsi e assurdi concetti di peccato e immoralita’.

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